Approvato in Cdm il decreto su Quota 100: le nuove regole per la pensione

Quota 100 avrà durata triennale e consentirà il pensionamento a chi ha 62 anni anagrafici e 38 di contributi. È previsto il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro. Introdotta la possibilità di chiedere il riscatto degli anni universitari per gli under 45. La riforma non sostituisce la legge Fornero, che rimane comunque in vigore.

quota 100

Dopo settimane di fibrillazione e grande incertezza, ieri è arrivato l’ok definitivo del consiglio dei Ministri al decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100. Il provvedimento dovrà ora essere approvato dalle Camere per garantire l’operatività delle due riforme a partire da aprile. Riportiamo di seguito le linee guida della riforma delle pensioni voluta dalla Lega.

Platea e durata

I soggetti interessati da quota 100 sono circa 315 mila. Sarà possibile andare in pensione con 62 anni anagrafici e 38 anni di contributi. Il diritto acquisito entro il 2021 potrà essere esercitato anche successivamente. Il provvedimento, che non elimina la legge Fornero ma si affianca ad essa, ha durata triennale (dal 2019 al 2021). Al termine di questo periodo l’esecutivo dovrà decidere se prorogare il meccanismo oppure puntare a quota 41.

Le finestre di uscita

I cittadini che hanno maturato i requisiti anagrafici e contributivi alla data del 31 dicembre 2018 potranno far richiesta per quota 100 a partire dal 1° aprile. Gli altri, invece, dovranno attendere luglio.

Quanto ai dipendenti pubblici, chi ha maturato i requisiti entro il 2018 potrà andare in pensione a partire dal 1° luglio. Gli altri dovranno invece attendere ulteriori sei mesi. Per la scuola la partenza è prevista a settembre.

Resta la pensione di anzianità

L’utilizzo di quota 100 è totalmente facoltativo. I lavoratori uomini potranno andare in pensione una volta raggiunti i 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne).

Va da sé che, chi sceglie di usufruire di quota 100, avrà un assegno più basso in rapporto agli anni di contributi non versati.

Divieto di cumulo

La pensione maturata con quota 100 non è cumulabile, fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo a eccezione di quelli per prestazioni occasionali (con un tetto di 5 mila euro lordi all’anno).

Il Tfr per gli statali

Il governo prevede 30 mila euro per l’anticipo del Tfr per gli statali. Matteo Salvini non esclude la possibilità che la cifra possa aumentare fino a 40-50 mila euro.

Stop agli incrementi dell’età pensionabile per i lavoratori precoci

La riforma abroga gli incrementi di età pensionabile, dovuti all’aumento della speranza di vita, per i lavoratori precoci, che potranno andare in pensione con 41 anni di contributi.

Pace contributiva

Per i prossimi tre anni, i lavoratori che non hanno maturato contributi alla data del 31 dicembre 1995 possono chiedere il riscatto dei contributi per un periodo massimo di cinque anni, a patto che non fosse prevista una contribuzione obbligatoria (buchi contributivi, congedo facoltativo, aspettativa). Previste inoltre agevolazioni per il riscatto degli anni dell’università per gli under 45.

Fondi di solidarietà

I lavoratori con almeno 59 anni di età potranno accedere ai fondi di solidarietà bilaterale, così da andare in pensione a 62 anni nel 2021. In questo caso, l’azienda si impegna ad assumere nuovo personale al posto del lavoratore uscente.

Riforma di Inps e Inail

Il decreto ripristina il consiglio di amministrazione dei due organi, composto da presidente e quattro consiglieri. Vengono stanziati 50 milioni per l’assunzione di personale Inps, e tra le more è prevista la possibilità di commissariare l’istituto.

All’Inps vengono attribuite funzioni di controllo sull’efficacia di quota 100. Periodicamente, l’organo dovrà monitorare il numero di domande di pensionamento presentate e accolte e rendicontare i risultati presso il ministero del Lavoro e il ministero dell’Economia. Così facendo, il Mef potrà intervenire per correggere i conti in caso di sforamento di quanto previsto dalla legge di bilancio.

Mantenute l’Ape sociale e Opzione donna

L’Ape sociale verrà prorogata fino al 31 dicembre 2019. Prorogata anche Opzione donna, ovvero il pensionamento anticipato per le lavoratrici con età pari o superiore a 58 anni (59 per le lavoratrici autonome) che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi. Il requisito anagrafico non sarà comunque adeguato all’aspettativa di vita.

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Daniele

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