Cosa cambia per le pensioni con Quota 100: tra proclami e realtà

In campagna elettorale Salvini prometteva il superamento della legge Fornero in appena 5 mesi. Ma il decreto su Quota 100 approvato dal Cdm è ispirato a un ben più cauto realismo.

quota 100

Foto: Corriere della Sera

Con il decreto approvato giovedì dal consiglio dei Ministri, il governo ha approvato quota 100. Riassumendo, a partire da aprile 2019 e fino al 2021, i lavoratori che lo vorranno potranno ritirarsi dal mondo del lavoro a 62 anni di età e 38 anni di contributi. La pensione di vecchiaia – che fissa l’età pensionabile intorno ai 67 anni – rimane comunque in vigore. Vengono prorogati anche l’Ape sociale e Opzione donna. Come era facile prevedere, chi si ritirerà prima dal mondo del lavoro con Quota 100 avrà un assegno di importo inferiore.

Per il ministro Salvini si tratta del primo passo verso il completo superamento della legge Fornero. Obiettivo che si intende realizzare proprio a partire dal 2021 con l’introduzione di Quota 41, che indica come unico requisito l’aver raggiunto 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

Sebbene in campagna elettorale il leader della Lega si fosse lasciato andare a dichiarazioni palesemente irrealizzabili («La legge Fornero è da cancellare subito. Va cambiata in cinque mesi», aveva annunciato a dicembre 2017), dopo le elezioni del 4 marzo Salvini ha preferito usare toni più moderati e indulgenti. Al punto 16 del contratto di governo, intitolato «Pensioni. Stop legge Fornero», si legge:

Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. “Fornero”, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse.

Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti.

Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. 

Il reale funzionamento di Quota 100 è stato definito solo in autunno. Inizialmente sembrava che i requisiti per il pensionamento fossero flessibili: l’unica cosa importante era che la somma di età anagrafica e contributiva fosse 100. Nel corso del tempo anche questo aspetto è stato chiarito, arrivando all’attuale formulazione.

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Anche il capitolo legato ai costi è cambiato in maniera significativa. Se nel contratto di governo si quantifica in 5 miliardi l’ammontare del fondo per Quota 100, nella prima versione della legge di bilancio (bocciata dall’UE) la cifra era salita a ben 8 miliardi. Nella manovra approvata in extremis il 30 dicembre, invece, alla misura vengono dedicati circa 4 miliardi e mezzo.

Allo stesso modo, la pretesa di smantellare la riforma Fornero è stata notevolmente ridimensionata. Avviati i lavori sul provvedimento, infatti, Salvini ha subito precisato che quello sarebbe stato un obiettivo di medio periodo. «Ho chiesto ai miei uomini di conti di ragionare sempre e comunque sull’arco del triennio. Questa non sarà una manovra mordi e fuggi come qualcuno insinua. Intendiamo presentarci ai mercati e all’Europa con una legge di bilancio seria che faccia crescere l’economia di questo Paese, nel rispetto di tutti i vincoli Ue», aveva dichiarato a settembre.

Nell’ottica del ministro, inoltre, anticipare l’uscita dal mondo del lavoro avrebbe come conseguenza un maggior ricambio generazionale. In quest’ottica vanno anche gli incentivi previsti per le aziende che ricorrono agli scivoli pensionistici e che assumono nuovo personale. Va specificato comunque che non vi sono evidenze scientifiche che confermino una simile convinzione.

È evidente che Quota 100, così come proposta dal decreto approvato in Cdm, sia una misura ben lontana dagli annunci della campagna elettorale. È evidente anche che non si tratta in alcun modo di un effettivo superamento della legge Fornero, che resta in vigore come sistema standard. Fatte queste dovute precisazioni, e rifacendoci al contratto di governo e alle dichiarazioni rilasciate da Salvini in quanto ministro, riteniamo giusto considerare rispettata la promessa.

Quello che ora rimane da verificare è la reale efficacia di una simile misura, che non tiene conto dell’aumento dell’aspettativa di vita e rischia di compromettere ulteriormente il già martoriato sistema previdenziale italiano, a tutto scapito delle generazioni nate dagli anni Ottanta in poi.

PROMESSA RISPETTATA

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Daniele

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