Giustizia, Bonafede: «La riforma del rito civile partirà a febbraio»

Il Guardasigilli ha annunciato l’avvio della riforma del rito civile a febbraio 2019. Si è poi soffermato sul cronico sovraffollamento delle carceri italiane, che ospitano 59.947 detenuti a fronte di una capienza di 50.569.

riforma del rito civile

Foto: Ansa

La riforma del rito civile arriverà a febbraio. Ad annunciarlo è il ministro della Giustizia Bonafede durante la sua relazione sull’amministrazione della giustizia di ieri. «Entro la prima metà di febbraio 2019 – ha annunciato il Guardasigilli – sarà depositato un ddl per la riforma del rito civile, che introdurrà meccanismi semplificatori per le cause riservate alla decisione del tribunale in composizione monocratica e collegiale per il giudizio dinanzi al giudice di pace e per le impugnazioni».

Il problema principale della giustizia civile, ha spiegato, è «l’ipertrofia normativa. Le riforme sono state frettolose, episodiche, prive di un razionale coordinamento e hanno generato effetti dannosi». «Al 31 dicembre 2018 – ha aggiunto – sono complessivamente stimati in ben 3.215.989 i processi di nuova iscrizione per ogni grado di giudizio». Ecco perché «serve un processo più semplice per i cittadini. Penso a un sistema a fisarmonica, che possa durare due o tre udienze per cause semplici, e che prevede un numero di udienze maggiore per quelle più complesse».

Il ministro si è soffermato poi sull’annosa questione della corruzione, oggetto del contestato ddl approvato in autunno. «In ambito Ocse, l’Italia è il Paese con il più alto tasso di corruzione percepita», ha aggiunto. «Tale dato sfiora il 90% e rischia di provocare conseguenze concrete sull’economia nazionale in termini di fiducia nelle istituzioni e nei mercati». Secondo la Banca Mondiale, infatti, «la corruzione costituisce uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo economico e sociale degli Stati, incidendo negativamente sulla crescita stimata tra lo 0,5 e l’1% annui».

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Quanto al procedimento penale, Bonafede ha riportato i dati sui processi che si esauriscono con la prescrizione (125.551 solo nel 2018). A tal proposito, ha assicurato, «è in programma sin da ora un massiccio intervento sulle cause strutturali che determinano, oggi, la durata irragionevole dei processi, attraverso l’aumento delle risorse umane e l’ottimizzazione delle stesse, l’accelerazione dell’innovazione informatica, lo snellimento delle procedure e, soprattutto, la semplificazione degli istituti di diritto processuale».

Infine, il Guardasigilli ha illustrato gli impietosi dati sullo stato delle carceri italiane. «I detenuti presenti negli istituti penitenziari al 21 gennaio 2019 sono 59.947, a fronte di una capienza regolamentare di 50.569, con indice di sovraffollamento del 127,10%», ha spiegato. «Oltre a ciò occorre rilevare che, nel 2018, ci sono stati 61 suicidi di detenuti. A questi numeri si aggiungono 4 suicidi di agenti di polizia penitenziaria. Quanto agli eventi critici – ha concluso -, gli stessi ammontano a 3.808, di cui 473 ferimenti, 3331 episodi di colluttazione, due tentati omicidi e due vere e proprie rivolte in carcere».

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Daniele

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