Ambiente, la presa di posizione di Costa: «Non autorizzerò le trivellazioni»

Salta l’accordo tra M5S e Lega. Il ministro si dice pronto a non firmare alcuna autorizzazione al proseguimento delle trivellazioni e minaccia le dimissioni: «Mi sfiduciano? Torno a fare il generale dei Carabinieri».

trivellazioni

È alta la tensione nel governo dopo le dure parole pronunciate ieri dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa sullo stop alle trivellazioni. Parole che di fatto hanno spazzato via l’accordo faticosamente raggiunto sulla questione che vede M5S e Lega schierarsi su posizioni diverse. «Sono per il no alle trivelle», ha dichiarato Costa durante un suo intervento a Pescara. «Le trivelle passano per la valutazione di impatto ambientale e io non le firmo. Mi sfiduciano come ministro? Torno a fare il generale dei carabinieri».

Affermazioni rilanciate poi in un post su Facebook. «Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il Paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas», si legge. «Le alternative ci sono. Si chiamano “energie rinnovabili”». Le quali, ha ricordato il ministro, possono generare fino a 13 mila posti di lavoro. «È anche una questione economica: vogliamo puntare sulle fossili, che impoveriscono il territorio e che creano pochi posti di lavoro o sulle rinnovabili, perseguendo gli obiettivi di sostenibilità europei, aiutando il clima e creando tanti posti di lavoro?». Infine la stoccata agli alleati di governo: «Mi farò dei nemici? Saranno gli stessi nemici dell’ambiente e del Paese».

Leggi anche: Ddl semplificazioni, tentativi di accordo tra M5S e Lega sullo stop alle trivelle

Alle dichiarazioni del ministro Costa ha replicato il leghista Massimo Garavaglia. «Deciderà il Parlamento. Noi vogliamo trovare una posizione equilibrata che eviti la chiusura di siti produttivi e quindi, conseguentemente, la perdita di posti di lavoro. L’importante è non fare danni. Se il Parlamento politicamente prende una decisione, quale che sia, il ministro non può che prenderne atto».

Solo alcuni giorni fa sembrava che i due partiti di governo avessero trovato l’accordo sullo stop alle trivellazioni. Il provvedimento, inserito nel ddl semplificazioni, prevedeva la proroga delle coltivazioni attualmente operative, lo stop per due anni (anziché sei mesi) dei permessi di prospezione e ricerca di idrocarburi e la proroga a due anni dei tempi di approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee.

L’accordo scontentava però il comitato No Triv. Secondo il gruppo, il provvedimento di fatto avrebbe confermato il decreto Crescita 2.0 varato nel 2012 dal governo Monti. Esso prevederebbe la possibilità, per le società petrolifere, di continuare a estrarre anche a concessione scaduta, a patto che abbiano inviato la richiesta di proroga ai ministeri competenti. In attesa della risposta ministeriale, ha denunciato l’associazione, le società possono continuare indisturbate nelle loro attività.

Il testo avrebbe dovuto iniziare l’iter legislativo nelle commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici ieri mattina. La maggioranza ha prima chiesto il rinvio della discussione al pomeriggio e poi l’ulteriore rinvio alla giornata di oggi. Al momento non sembra essere stato raggiunto alcun accordo tra M5S e Lega.

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

LEAVE A COMMENT