Si riaccende lo scontro sulla Tav. Per Salvini l’opera «serve all’Italia e va completata»

Il ministro dell’Interno cita dati diversi da quelli in mano a Toninelli e si dice convinto che i lavori della Tav debbano proseguire. Per sbloccare lo stallo tra M5S e Lega si fa sempre più concreta l’ipotesi del referendum.

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Archiviata la spinosa questione delle trivelle, riprende la lotta interna tra Movimento 5 Stelle e Lega sulla Tav. A riaccendere lo scontro è il ministro dell’Interno Salvini che ieri è tornato sul tema. Per il leader del Carroccio, che cita dati tecnici diversi da quelli in possesso del M5S, l’alta velocità «va completata, serve all’Italia. Sono maggiori i costi per sospenderla rispetto ad ultimarla». Immediata la replica del ministro delle Infrastrutture Toninelli, in visita a Piltello per ricordare le vittime dell’incidente ferroviario dell’anno scorso: «Non blocchiamo le grandi opere, possono essere utili. Ma per evitare le morti, serve la Tav o serve che non si sprechino denari pubblici e si investa sulla messa in sicurezza delle nostre infrastrutture?».

Alcune settimane fa, i tecnici del Mit hanno presentato i primi dati dell’analisi costi-benefici sull’opera che la dipingono come economicamente inopportuna e non vantaggiosa per il nostro Paese. Si attendono ora i risultati dell’analisi giuridica, che dovrà concentrarsi sugli eventuali costi derivanti dall’interruzione dei lavori. Tutte le conclusioni dovranno poi essere condivise con la Francia e con la Commissione Europea in vista della decisione finale. Ricordiamo infatti che il costo di realizzazione del tunnel è diviso tra i due Paesi e in buona parte finanziato dall’Unione Europea.

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Secondo La Stampa, è possibile che i dati dell’analisi giuridica arrivino ben oltre i termini indicati da Toninelli. A confermarlo il fatto che il ministero dell’Economia non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione a riguardo. «L’analisi costi-benefici noi non l’abbiamo ancora vista», ha commentato il viceministro all’economia Massimo Garavaglia (Lega). «Ci sono anticipazioni abbastanza surreali. Ad esempio si considera una perdita le mancate accise sul gasolio dei Tir: va bene tutto, ma considerare una perdita l’avere meno Tir sulle nostre autostrade mi sembra un paradosso».

La battaglia politica, insomma, è ancora aperta. Tanto che l’ipotesi del referendum si fa di giorno in giorno sempre più concreta. La consultazione popolare è fortemente voluta dalla Lega, che spera così di mettere all’angolo i pentastellati e di forzarne la mano. Dal canto suo, il Movimento 5 Stelle potrebbe farsi scudo del referendum e spogliarsi di qualunque responsabilità politica.

Redazione La Clessidra

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