Web tax: scaduto il termine di presentazione dei decreti attuativi

I decreti attuativi della web tax avrebbero dovuto essere presentati entro il 30 aprile. Qualora la tassa per i giganti del web non dovesse entrare in vigore, per i conti pubblici si aprirebbe un buco di 150 milioni di euro.

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AGGIORNAMENTO DEL 13/05/2019

La web tax potrebbe morire prima ancora di nascere. Il termine ultimo per presentare il decreto attuativo che avrebbe reso operativa la tassa per i giganti del web, fissato per il 30 aprile, è scaduto. Ma il Mef e il Mise, complice anche il mancato accordo in UE sulla questione delle tasse per i colossi di internet, non hanno presentato alcun decreto. Come ricorda Il Sole 24 Ore, qualora il provvedimento non dovesse entrare in vigore, per le casse dello Stato si profilerebbe un buco nei conti per almeno 150 milioni di euro nel solo 2019.

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Tra gli annunci e la realtà c’è di mezzo un mare. Ecco dunque che la web tax, inserita nella legge di bilancio per il 2019, viene ora fortemente rivista e limitata dal ddl Semplificazioni. Il governo ha infatti presentato al Senato un emendamento correttivo per ridefinire i contorni della tassa sui grandi colossi del web. A essere esclusi sono tutti quei servizi digitali «il cui scopo principale è quello di fornire agli utenti contenuti digitali, servizi di comunicazione o servizi di pagamento» (come PayPal). Esclusi anche i servizi di investimento e cessione di dati realizzati attraverso una sede di negoziazione, nonché i servizi di concessione di prestiti da parte di un soggetto che fornisce servizi di crowdfunding autorizzati.

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Così come prevista dalla legge di bilancio, la web tax è un’imposta al 3% nei confronti di tutti quei soggetti che eroghino servizi digitali (compresi giornali online e televisioni) e che abbiano conseguito più di 750 milioni di ricavi (fatturati in Italia o all’estero). La misura era stata più volte paventata negli ultimi anni ma mai realmente applicata. Con l’emendamento correttivo al ddl Semplificazioni, anche l’esecutivo gialloverde sembrerebbe orientato a una applicazione parziale della norma.

A ben vedere il mezzo passo indietro del governo viene apprezzato da chi esprimeva preoccupazioni per un’imposta che, di fatto, avrebbe allontanato investimenti nel settore del digitale. La web tax avrebbe infatti effetti in parte contraddittori rispetto a quelli positivi provocati dalle misure a sostegno dell’innovazione previste dalla manovra. Dal fondo per il Venture capital al fondo Invitalia Ventures, passando per la ridefinizione dei Piani individuali di risparmio e per la regolamentazione dei Business Angels, la legge di bilancio prevede infatti oltre un miliardo di investimenti per startup e innovazione, con l’obiettivo di ridurre il divario tra l’Italia e il resto d’Europa e rendere più competitive le aziende italiane del settore.

 

Redazione La Clessidra

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