L’Italia è in recessione tecnica. Di Maio contro i governi precedenti: «Ci hanno mentito»

L’Istat certifica il calo del Pil per il secondo trimestre consecutivo: l’Italia è ufficialmente in recessione tecnica. Mentre Conte guarda con ottimismo al futuro, Di Maio attacca i governi precedenti. A pesare anche il clima di incertezza degli ultimi mesi.

recessione tecnica

L’Italia è ufficialmente in recessione tecnica. Le ultime stime comunicate dall’Istat certificano che, nel quarto trimestre del 2018, il Pil è calato dello 0,2%. Nel trimestre precedente il calo era stato dello 0,1%. Dati allarmanti, che il premier Conte attribuisce più alla delicata congiuntura internazionale che non all’indirizzo di politica economica interna. «Il dato positivo – ha infatti dichiarato – è che (la contrazione del Pil, ndr) non dipende da noi: la Cina, la Germania, che è il nostro primo paese per l’export. Dobbiamo guardare con entusiasmo alla crescita economica e siamo fiduciosi che nel corso del 2019 raggiungeremo gli obiettivi che ci siamo prefissi».

Conte si dice ottimista e prevede un’inversione di tendenza alla fine del 2019. «Seppure l’inizio di quest’anno porterà ancora dati non positivi – ha proseguito -, ci sono tutti gli elementi per ripartire con tutto il nostro entusiasmo, soprattutto nel secondo semestre. Abbiamo un’economia che crescerà e dobbiamo lavorare insieme, progettare gli strumenti per far crescere l’economia in modo robusto e duraturo».

La polemica: Di Maio contro Padoan

Nel frattempo, dal governo arrivano le critiche ai precedenti governi. «È evidente a chiunque che la recessione tecnica del terzo e quarto trimestre 2018 è il risultato di fallimenti del passato. Noi siamo qui per invertire la rotta, e lo stiamo facendo», si affrettano a dire da Palazzo Chigi. A guidare la carica è il ministro dello Sviluppo economico Di Maio. «I dati Istat di oggi testimoniano che chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha portato fuori dalla crisi», è stata la sua reazione. «I dati Istat certificano il fallimento di un’intera classe politica che gli italiani hanno mandato a casa il 4 marzo», ha concluso.

Immediata la reazione dell’ex ministro dell’Economia Gian Carlo Padoan. «Quelle di Palazzo Chigi sul Pil sono dichiarazioni infami e ignoranti» e «i dati parlano chiaro. L’andamento negativo è cominciato con la nuova maggioranza e con l’impatto dello spread. Alla base di tutto c’è la fiducia. Se non ci fidiamo l’uno dell’altro nulla è possibile. Quello che Di Maio ha detto mina la fiducia reciproca su istituzioni indipendenti».

La reazione dei sindacati e il monito di Cottarelli

Preoccupazione viene espressa tanto dagli industriali quanto dai sindacati. Per Vincenzo Boccia (Confindustria) «bisogna reagire quanto prima, in modo da compensare» il rallentamento dell’economia globale. Per la Cgil «non si può aspettare oltre e occorre rilanciare subito la crescita, lo sviluppo e l’occupazione, attraverso investimenti pubblici e la creazione di lavoro, misure del tutto insufficienti nella legge di Bilancio appena approvata». Per Annamaria Furlan (Cisl) «I dati resi noti questa mattina dall’Istat sul Pil sono molto preoccupanti, con gravi rischi per l’occupazione».

Secondo l’Osservatorio sui conti pubblici, guidato da Carlo Cottarelli, le stime di crescita del Pil previste in manovra difficilmente si realizzeranno. «L’1% non si raggiunge. Si può arrivare al massimo al +0,4%», ipotizzando di uscire subito dalla recessione tecnica. Secondo Cottarelli «una crescita dimezzata rispetto agli obiettivi, raggiungibile peraltro solo se lo spread resta stabile». Per arrivare all’1%, invece, «bisognerebbe avere una crescita dell’1,1% a trimestre, tassi cinesi».

Recessione tecnica e recessione economica

La recessione tecnica si ha quando il Pil si contrae per due trimestri consecutivi. La recessione economica, invece, si ha in caso di contrazione tendenziale del Pil, definita dal confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Era dal 2014 che, pur con alti e bassi, il Pil italiano continuava a crescere.

Sebbene, come rilevato dal premier Conte, il dato italiano si inserisca in una congiuntura internazionale più ampia, appare evidente che a influire sia stato anche il clima di incertezza degli ultimi mesi. Il sensibile aumento dello spread prima, il testa a testa con la Commissione Europea poi, hanno inevitabilmente contribuito a ridurre la fiducia di imprese e investitori nel nostro Paese.

Daniele

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