Reddito di cittadinanza: le perplessità delle Regioni e della Consulta

Nuove grane per il reddito di cittadinanza. Le Regioni lamentano l’assenza di dialogo con il governo e puntano il dito sui tempi stretti per l’entrata in vigore della norma. A gravare anche il rischio di incostituzionalità dei 10 anni di residenza richiesti ai cittadini extra UE.

reddito di cittadinanza

Foto: Il Sole 24 Ore

I tre mesi che ci separano dal lancio del reddito di cittadinanza rischiano di diventare una vera e propria odissea. La scorsa settimana, infatti, le agenzie per il lavoro private hanno risposto negativamente alla richiesta del governo di collaborare alla formazione dei Navigator. Il privato – questa la linea – sosterrà i cittadini e faciliterà l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma non può farsi carico della formazione di nuove figure professionali. Oggi emergono nuove criticità per la misura simbolo del Movimento 5 Stelle.

 Le perplessità delle Regioni

Come sottolineato dal Sole 24 Ore, le Regioni puntano il dito sulla poca chiarezza da parte del governo e sui tempi stretti per l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza. «Le piattaforme informatiche, centrali per gestire il reddito di cittadinanza, non le abbiamo ancora viste – ha commentato Cristina Grieco, Assessore al lavoro della regione Toscana, e Coordinatrice degli assessori regionali al lavoro -. È necessario poi un maggior coinvolgimento, in prima battuta, dei servizi comunali, e, successivamente, dei centri per l’impiego, visto che solo una fetta dei potenziali fruitori della nuova misura è subito occupabile».

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Sulla stessa linea anche Claudio Di Berardino, Assessore al Lavoro della Regione Lazio. «Continuiamo a chiedere con insistenza un patto con le regioni per condividere un piano sui tempi, obiettivi e modalità di attuazione del reddito di cittadinanza – ha precisato -. Un reale confronto a oggi non c’è stato. Occorre, inoltre, avviare un dialogo con le imprese per allacciare un solido rapporto di collaborazione tra centri per l’impiego e datori di lavoro: solo così il reddito sarà una vera politica attiva del lavoro e non una misura di assistenza».

A questo si aggiunga che, mentre crescono le registrazioni presso i Centri per l’impiego e le richieste di moduli Isee presso i Caf, ancora non è partito il percorso di piena informatizzazione indispensabile per consentire l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro che è il cuore stesso del reddito di cittadinanza.

Il rischio incostituzionalità

C’è però un’altra grana, forse ancora più dirompente: il rischio che la Consulta dichiari l’incostituzionalità di parte del provvedimento. A far discutere è il requisito dei 10 anni di residenza per poter accedere al contributo richiesti ai cittadini extra UE. È ancora una volta Il Sole 24 Ore a ricordare come, negli ultimi dieci anni, per ben 15 volte la Corte Costituzionale abbia giudicato inammissibili i requisiti di residenza protratta o legata a un numero di anni per i cittadini extracomunitari.

Il caso più prossimo si è avuto il 20 luglio 2018. La sentenza n. 166/18 ha infatti bocciato il requisito dei 10 anni di residenza necessari ai cittadini extracomunitari per accedere al bonus affitto, definendolo «una irragionevole discriminazione a danno dei cittadini non appartenenti all’Unione europea».

Secondo i tecnici della Camera, inoltre, durante il passaggio parlamentare andranno necessariamente riviste le sanzioni previste per chi tenta di ingannare il sistema (attualmente è previsto il carcere a due a sei anni). Andrebbe infine precisato se esiste o meno un tetto massimo alla fruizione del reddito, dato che al momento si prevede esclusivamente un limite temporale di 36 mesi (18 + 18).

Daniele

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