Convenzione Pd, è sfida a tre tra Zingaretti, Martina e Giachetti

La Convenzione Pd ha confermato la sfida tra Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti. Escluso Dario Corallo, che rilancia: «Alle prossime elezioni prendiamo una batosta».

convenzione Pd

Foto: Democratica

Si è svolta ieri, a Roma, la Convenzione con cui il Pd ha chiuso la prima fase del congresso, che prevede il voto dei soli iscritti nelle varie sedi territoriali. Nel corso della kermesse sono stati individuati i tre candidati che si confronteranno alle primarie: dopo il ritiro di Marco Minniti, la sfida sarà tra Nicola Zingaretti (47,38%), Maurizio Martina (36,10%) e Roberto Giachetti (11,13%).

Zingaretti: «Basta insulti, serve unità»

La parola d’ordine, per Zingaretti, è cambiamento. «Voltare pagina significa mettere assieme ai successi i nostri limiti. Ammettere gli errori di un riformismo che ci ha fatto superare la crisi, ma non ha evitato le difficoltà che hanno vissuto milioni di persone». Il tutto preservando l’unità del partito. «No alla gara di insulti. Dobbiamo capire come aprire davvero una fase nuova, sapendo che anche quando la pensiamo in modo diverso, è la diversità di una comunità. Molti giornalisti mi chiedono: “Cosa pensa lei dei suoi avversari in questo congresso?”. E la mia risposta è sempre: “Non ci sono avversari nel mio partito, ma concorrenti“».

Il governatore della Regione Lazio ha smentito ancora una volta le accuse di apertura nei confronti del Movimento 5 Stelle. «Mi sono stancato e trovo umiliante dover dire ancora che non voglio alleanze o accordi con i 5 Stelle. Io li ho sconfitti due volte». Il nuovo Pd – ha spiegato – dovrà invece recuperare quegli elettori che, il 4 marzo, si sono rivolti al M5S.

Martina: «I miei avversari sono governo, Lega e M5S»

L’appello all’unità viene rilanciato anche dall’ex segretario reggente Maurizio Martina. «I miei avversari non sono Giachetti e Zingaretti», ha affermato. «Il mio avversario è questo governo incompetente; è un premier come Conte; sono Salvini e Di Maio; sono Lega e 5 Stelle; sono la nuova destra illiberale».

La sfida per il Pd, ha proseguito Martina, sarà valorizzare le diversità e il confronto interno senza mai perdere di vista la coesione. «Molti scommettono che il futuro nasca dalle ceneri del Pd. Ma io dico di no. Per me il congresso è il mezzo dell’unità. Senza pluralità e unità si diventa un piccolo partito, ma questo non serve. Voglio fare un congresso sulla prospettiva e non sui rancori, sulle rabbie, sulle rivincite. Non faccio opposizione ai governi del Pd per battere Salvini».

Giachetti: «Il congresso sia occasione di confronto»

Per Giachetti «Il congresso è il momento nel quale deve essere fatta chiarezza e si devono esaltare le diversità. Non è il momento dell’unità. L’unità avviene subito dopo». L’ex vicepresidente della Camera è lapidario nei confronti dei fuoriusciti dal Pd: «Vogliamo dire al nostro elettorato che, quando parliamo di alleanze, vogliamo far rientrare quelli che ci hanno distrutto per cinque anni? Senza di noi». Quanto al governo, ha proseguito Giachetti, «dobbiamo chiederci se davvero possiamo pensare che il destino del Paese sia legato alle cazzate che si possono dire per prendere voti. O puntare alla serietà e alla lealtà come ecologia della politica».

Gli interventi di Dario Corallo e Carlo Calenda

Nel corso della convenzione Pd è intervenuto anche Dario Corallo, il giovane outsider che non ha ottenuto il numero di voti sufficienti per presentarsi alle primarie. «Alle prossime elezioni prendiamo una batosta. Ne prenderemo una dopo l’altra», ha affermato. «Noi non dobbiamo fare politica per i lavoratori. Noi dobbiamo portare i lavoratori a fare politica. Lavoratori, studenti, disoccupati: a loro dobbiamo consegnare il potere».

Carlo Calenda ha preso la parola per presentare il manifesto Siamo Europei, il fronte europeista che ha ottenuto l’appoggio dei tre candidati alla segreteria. «Possiamo scegliere di rinchiuderci nella nostra identità o possiamo scegliere di combattere per la missione: catalizzatore di un fronte largo di forze europeiste. Alle primarie – ha dichiarato – sottoscriviamo anche il manifesto di Siamo Europei. Faccio questa proposta perché oggi siamo minoranza e siamo stati confitti perché non c’è un’offerta, non perché loro sono più forti».

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT