Pernigotti: raggiunto l’accordo sullo stabilimento di Novi Ligure

Lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure continuerà la produzione. Sono stati annunciati ieri i nuovi investitori, che si sono impegnati a mantenere attivo il sito e a occupare i 92 lavoratori dipendenti. 

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Foto: TeleAlessandria

AGGIORNAMENTO DEL 07/08/2019

Ieri, martedì 6 agosto, è stato raggiunto al Mise l’accordo per la reindustrializzazione dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i due nuovi investitori: la cooperativa torinese Spes, che rileverà il ramo d’azienda impegnato nella produzione di cioccolato e torrone, e l’imprenditore Giordano Emendatori, che rileverà la divisione Ice & Pastry. I nuovi acquirenti si sono impegnati a elaborare un nuovo piano industriale e a mantenere attiva la produzione dello stabilimento, tutelando così i 92 dipendenti. La turca Toksoz rimarrà comunque proprietaria del marchio e continuerà la commercializzazione dei prodotti.

La chiusura degli accordi è attesa per fine settembre: l’intera operazione è infatti subordinata all’aiuto economico di Stato e Regione per l’ammodernamento dello stabilimento.

«Abbiamo salvato la Pernigotti, è un accordo storico. Lo stabilimento di Novi Ligure resterà aperto e non ci saranno esuberi. Ho sempre detto che chi lavora per un marchio e lo rende grande nel mondo non può essere licenziato», ha commentato il titolare del Mise Luigi Di Maio. «Se questo marchio è grande nel mondo – ha aggiunto il ministro – è per i lavoratori, e oggi grazie a questo accordo i dipendenti della Pernigotti continueranno a lavorare tutti, sia per Pernigotti che per altri marchi».

Visti gli sviluppi delle ultime ore, la promessa fatta dal ministro dello Sviluppo economico è da considerarsi rispettata.

ARTICOLO ORIGINALE

Lo scorso 15 novembre, il ministro Di Maio assicurava: «Il destino dei lavoratori della Pernigotti non può essere diviso dal marchio». Pochi giorni dopo, su Facebook aggiungeva: «O tengono aperto lo stabilimento o racconterò al mondo che Pernigotti produce per conto terzi e credo che questo non favorirà il marchio. In Italia non si gioca più sulla pelle dei lavoratori».

E ancora, a inizio gennaio, dichiarava: «Tutto dipende dal fattore tempo. E io, come ministro, ho garantito ai lavoratori che se ci sarà bisogno di più tempo lo prenderemo. Il mio interesse è che questo stabilimento resti aperto e che le persone possano continuare a lavorare. Non si può dividere il marchio Pernigotti dai lavoratori che ne hanno fatto la storia» (QUI il video integrale dell’intervista).

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Foto: Next Quotidiano

Proprio per questo motivo, Di Maio annunciava l’approvazione entro fine anno di una legge «che lega i marchi (italiani) al territorio». «Non è accettabile che si venga in Italia, si prenda un’azienda come la Pernigotti, si acquisisca il marchio, si cambino cinque manager in cinque anni e poi si dica: “Scusate, le cose non vanno bene. Ci teniamo il marchio e molliamo la gente”. Questa non è la nostra idea di Paese».

Nonostante le parole rassicuranti, ieri è arrivato l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Novi Ligure. A partire da oggi sarà attiva la cassa integrazione straordinaria per i 92 dipendenti dello storico marchio, attivo dal 1860. Stando a quanto si apprende dal Secolo XIX, l’accordo raggiunto al Mise prevede l’avvio di un piano di politiche attive per il lavoro e l’acquisizione dello stabilimento da parte di nuove società. Al momento sarebbero tre le proposte di interessamento al tavolo del Mise.

L’azienda, fino a ieri di proprietà della turca Toksoz, ha confermato «la volontà di continuare a produrre, distribuire e commercializzare i propri prodotti dolciari attraverso accordi di terziarizzazione in Italia». Si è inoltre impegnata a «comunicare tempestivamente eventuali accordi di reindustrializzazione, cercando di evitare il proliferare di inutili speculazioni per non alimentare false aspettative, prive di concreti fondamenti».

«È una pagina triste per lo stabilimento Pernigotti. Chi vuole chiudere deve cedere il marchio e consentire la continuità di un brand così importante per tutelare la qualità e l’occupazione», ha commentato Angelo Paolella (Flai Cgil). Per Paolo Capone (segretario generale della Ugl), «l’obiettivo è arrivare all’incontro al ministero il mese prossimo per la reindustrializzazione del famoso marchio simbolo di qualità e made in Italy. Sotto questo aspetto sono fiducioso per il futuro dei lavoratori e dell’azienda».

Al momento, dunque, lo stabilimento di Novi Ligure si avvia alla chiusura. I lavoratori attendono di sapere se, come da accordi, saranno occupati in altre aziende del settore. Della legge che leghi i marchi al territorio, annunciata a novembre dal ministro Di Maio, non c’è traccia. Le due proposte discusse in Parlamento le scorse settimane, una proposta da LeU e una dalla Lega, non sono mai state approvate.

In attesa che la situazione si sblocchi, non possiamo che considerare non rispettata la promessa di Di Maio di tenere aperto lo stabilimento e legare i marchi al territorio.

La nostra solidarietà va ai lavoratori di Novi Ligure, nella speranza che possano riprendere a lavorare il prima possibile.

PROMESSA RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Luigi Di Maio

Daniele

Daniele

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