Chiude lo stabilimento Pernigotti a Novi Ligure. Lavoratori in cassa integrazione

Lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure è ufficialmente chiuso. I 92 dipendenti sono in cassa integrazione, in attesa di essere reinseriti in altre aziende del settore. A nulla sono valse le rassicurazioni del ministro Di Maio, che aveva garantito l’approvazione di una legge per legare i marchi al territorio.

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Foto: TeleAlessandria

Lo scorso 15 novembre, il ministro Di Maio assicurava: «Il destino dei lavoratori della Pernigotti non può essere diviso dal marchio». Pochi giorni dopo, su Facebook aggiungeva: «O tengono aperto lo stabilimento o racconterò al mondo che Pernigotti produce per conto terzi e credo che questo non favorirà il marchio. In Italia non si gioca più sulla pelle dei lavoratori».

E ancora, a inizio gennaio, dichiarava: «Tutto dipende dal fattore tempo. E io, come ministro, ho garantito ai lavoratori che se ci sarà bisogno di più tempo lo prenderemo. Il mio interesse è che questo stabilimento resti aperto e che le persone possano continuare a lavorare. Non si può dividere il marchio Pernigotti dai lavoratori che ne hanno fatto la storia» (QUI il video integrale dell’intervista).

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Foto: Next Quotidiano

Proprio per questo motivo, Di Maio annunciava l’approvazione entro fine anno di una legge «che lega i marchi (italiani) al territorio». «Non è accettabile che si venga in Italia, si prenda un’azienda come la Pernigotti, si acquisisca il marchio, si cambino cinque manager in cinque anni e poi si dica: “Scusate, le cose non vanno bene. Ci teniamo il marchio e molliamo la gente”. Questa non è la nostra idea di Paese».

Nonostante le parole rassicuranti, ieri è arrivato l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Novi Ligure. A partire da oggi sarà attiva la cassa integrazione straordinaria per i 92 dipendenti dello storico marchio, attivo dal 1860. Stando a quanto si apprende dal Secolo XIX, l’accordo raggiunto al Mise prevede l’avvio di un piano di politiche attive per il lavoro e l’acquisizione dello stabilimento da parte di nuove società. Al momento sarebbero tre le proposte di interessamento al tavolo del Mise.

Leggi anche: Pernigotti, Di Maio: «Entro fine anno la legge per legare i marchi al territorio»

L’azienda, fino a ieri di proprietà della turca Toksoz, ha confermato «la volontà di continuare a produrre, distribuire e commercializzare i propri prodotti dolciari attraverso accordi di terziarizzazione in Italia». Si è inoltre impegnata a «comunicare tempestivamente eventuali accordi di reindustrializzazione, cercando di evitare il proliferare di inutili speculazioni per non alimentare false aspettative, prive di concreti fondamenti».

«È una pagina triste per lo stabilimento Pernigotti. Chi vuole chiudere deve cedere il marchio e consentire la continuità di un brand così importante per tutelare la qualità e l’occupazione», ha commentato Angelo Paolella (Flai Cgil). Per Paolo Capone (segretario generale della Ugl), «l’obiettivo è arrivare all’incontro al ministero il mese prossimo per la reindustrializzazione del famoso marchio simbolo di qualità e made in Italy. Sotto questo aspetto sono fiducioso per il futuro dei lavoratori e dell’azienda».

Al momento, dunque, lo stabilimento di Novi Ligure si avvia alla chiusura. I lavoratori attendono di sapere se, come da accordi, saranno occupati in altre aziende del settore. Della legge che leghi i marchi al territorio, annunciata a novembre dal ministro Di Maio, non c’è traccia. Le due proposte discusse in Parlamento le scorse settimane, una proposta da LeU e una dalla Lega, non sono mai state approvate.

In attesa che la situazione si sblocchi, non possiamo che considerare non rispettata la promessa di Di Maio di tenere aperto lo stabilimento e legare i marchi al territorio.

La nostra solidarietà va ai lavoratori di Novi Ligure, nella speranza che possano riprendere a lavorare il prima possibile.

PROMESSA NON RISPETTATA

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Daniele

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