Dal Senato il primo via libera alla riduzione del numero dei parlamentari

Il ddl sulla riduzione del numero dei parlamentari è stato approvato al Senato. Contro il provvedimento hanno votato LeU e Pd, che aveva presentato un emendamento per trasformare Palazzo Madama in una Camera delle Autonomie. Il testo passa ora a Montecitorio.

riduzione del numero dei parlamentari

Nella giornata di ieri il Senato ha approvato la proposta di legge costituzionale per la riduzione del numero dei parlamentari voluta dalla maggioranza. Contro il ddl hanno votato LeU e Pd. I democratici, che pure in precedenza si erano dichiarati pronti a confrontarsi nel merito, starebbero valutando la possibilità di fare ricorso alla Corte Costituzionale dopo che sono stati dichiarati inammissibili gli emendamenti alla riforma. La presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha infatti dichiarato inammissibile la proposta Dem di unire il taglio dei parlamentari alla trasformazione del Senato in una Camera delle Autonomie. Da qui la scelta di votare contro la riforma.

Forza Italia, che fino ad alcuni giorni fa accusava la proposta avanzata dal M5S di voler esautorare il Parlamento e minare alle fondamenta la democrazia italiana, ha invece votato a favore insieme alla maggioranza e a Fratelli d’Italia. Il cambio di rotta, hanno spiegato, rappresenta una sorta di apertura di credito. Gli azzurri hanno comunque spiegato che richiederanno una verifica puntuale della riforma nei passaggi successivi.

Il testo dovrà ora passare alla Camera per l’ok definitivo.

Cosa prevede il ddl di riforma costituzionale

Come ricorda Policy Maker, il provvedimento riunisce tre diverse proposte presentate in precedenza da Gaetano Quagliariello (FI); Roberto Calderoli (Lega) e Gianluca Perilli (M5S); Stefano Patuanelli (M5S) e Massimiliano Romeo (Lega).

La riforma prevede la riduzione del numero dei parlamentari, dagli attuali 945 a 600. Il numero di Deputati scenderebbe da 630 a 400; il numero di Senatori passerebbe da 315 a 200. Viene ridotto anche il numero di rappresentanti eletti nella circoscrizione Estero (da 12 a 8 alla Camera e da 6 a 4 al Senato). Il numero minimo di Senatori per ogni Regione passa dagli attuali 7 a 4, con un solo rappresentante per il Molise. Quanto ai Senatori a vita, il testo ne riduce il numero a cinque.

Contestualmente al progetto di riforma costituzionale, a Palazzo Madama si discute anche il ddl per il ridisegno dei collegi elettorali. Il testo non prevede più l’indicazione numerica fissa dei collegi uninominali. Al suo posto un’indicazione, sotto forma di frazione, in proporzione al numero totale dei parlamentari. Più nello specifico, secondo il provvedimento il numero di collegi uninominali costituisce i 3/8 del totale dei seggi, con arrotondamento all’unità inferiore per la Camera e all’unità più prossima per il Senato.

Per il ministro Riccardo Fraccaro, che lo scorso settembre aveva depositato una proposta che andava nella stessa direzione, quella della riduzione del numero dei parlamentari è una battaglia storica del Movimento 5 Stelle. «Da anni tutti i partiti, dal centrosinistra al centrodestra, propongono di ridurre Deputati e Senatori. Finalmente passiamo dalle parole ai fatti», ha commentato. Per i membri pentastellati della commissione Affari costituzionali del Senato, la riforma permetterà di «ridare credibilità e sobrietà alle istituzioni», nonché la «riduzione dei costi del Parlamento, con un risparmio di 500 milioni a legislatura, e un miglior funzionamento delle Camere».

Il cambio di posizione del Pd

Come anticipato in apertura, inizialmente il Partito Democratico aveva lasciato aperto qualche spiraglio. Il capogruppo in commissione Affari costituzionali, Dario Parrini, aveva annunciato l’appoggio al provvedimento «a patto che si introduca una differenziazione di funzioni tra Camera e Senato». In tal senso andavano i dieci emendamenti presentati dal Pd, che miravano a fare di Palazzo Madama il luogo di rappresentanza delle autonomie territoriali. «Noi per una riforma ci siamo – ha concluso Parrini -. Per una pagliacciata o uno spot patacca no». La mancata ammissibilità di tali emendamenti ha provocato il cambio di rotta dei Democratici, che hanno votato no alla riforma.

Daniele

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