Rinviato l’emendamento per il taglio delle pensioni dei sindacalisti

Il governo ha rinviato a data da destinarsi l’emendamento che avrebbe introdotto il taglio delle pensioni dei sindacalisti.

taglio delle pensioni dei sindacalisti

Foto: Agi

AGGIORNAMENTO DEL 18/02/2019

Il taglio delle pensioni dei sindacalisti dovrà attendere. Il provvedimento, presentato lo scorso 12 febbraio come emendamento al decreto su reddito di cittadinanza e quota 100, è stato rinviato a data da destinarsi. Per il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi, la decisione «non rappresenta un ripensamento politico ma la volontà di garantire una misura che sia inappuntabile». «L’emendamento sarà riformulato e ripresentato», ha assicurato Cominardi. «Resta intatta la volontà di intervenire su un privilegio non tollerabile». Per la commissione Bilancio del Senato, ad ogni modo, il taglio – così come previsto dall’emendamento – sarebbe stato privo delle necessarie coperture finanziarie.

ARTICOLO ORIGINALE

È stato presentato ieri, in commissione Lavoro al Senato, l’emendamento al decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 con cui il governo intende realizzare il taglio delle pensioni dei sindacalisti. Il provvedimento prevede che il trattamento pensionistico dei sindacalisti sia equiparato a quello della categoria professionale di riferimento. Per farlo è necessario agire su due fronti. Da un lato, rivedere i criteri per il conteggio dei contributi figurativi negli anni dell’aspettativa sindacale. Dall’altro, procedere al ricalcolo contributivo dell’assegno per chi già è andato in pensione sulla base del sistema retributivo.

Per chi si trova in aspettativa sindacale, infine, l’emendamento prevede che le retribuzioni siano commisurate «alla media delle retribuzioni percepite negli ultimi cinque anni precedenti al momento del collocamento in aspettativa» e «adeguate in relazione alla dinamica salariale e di carriera della categoria e qualifica professionale posseduta dall’interessato».

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Il taglio alle pensioni dei sindacalisti era stato più volte annunciato da Luigi Di Maio negli scorsi mesi. «Così come è previsto dal contratto di governo – aveva dichiarato alla Camera lo scorso agosto -, (l’esecutivo, ndr) vuole mettere fine a tutti i privilegi, vitalizi, auto blu e pensioni di privilegio. Tutto ciò che è privilegio va eliminato perché è ora che si ristabilisca che tutti i cittadini sono uguali e devono essere trattati alla stessa maniera. Questo discorso vale anche per i privilegi sindacali».

Quella dei sindacalisti per Di Maio è una «pensione di privilegio». Ecco perché, aveva annunciato, «interverremo in maniera risoluta per impedire che questi privilegi vengano mantenuti. Non sono ammissibili incrementi anomali e cospicui delle retribuzioni dei sindacalisti in un così breve lasso di tempo, senza che nello stesso tempo risultino essersi verificate variazioni negli incarichi di dirigenza sindacale conferiti perché ciò comporta degli sproporzionati privilegi in termini di prestazione pensionistica e danno della finanza pubblica e delle tasse dei cittadini».

Nel 2015 l’Inps ha calcolato che, eliminando questi contributi, le pensioni medie dei sindacalisti si ridurrebbero del 20-25%, con punte che arriverebbero addirittura al 65%.

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Daniele

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