Tensioni nel governo sull’autonomia differenziata alle regioni: è stallo in Cdm

La Lega vorrebbe l’approvazione in tempi rapidi dell’autonomia differenziata per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Il M5S frena e chiede che vengano prima individuati i livelli essenziali delle prestazioni. Salvini rassicura: «Non ci saranno cittadini di serie A e di serie B».

autonomia differenziata

Le tensioni tra Movimento 5 Stelle e Lega si fanno sempre più accese. Oltre allo scontro frontale sulla Tav, a tenere banco negli ultimi giorni è la questione della cosiddetta autonomia differenziata da concedere a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Se il Carroccio schiaccia sull’acceleratore e chiede l’approvazione in tempi brevi del provvedimento, i pentastellati tirano il freno a mano e chiedono che la questione venga discussa approfonditamente. Il rischio, spiegano, è che si delineino «cittadini di serie A e di serie B». «Ogni percorso di autonomia non può prescindere dalla prioritaria individuazione dei Lep», cioè dei livelli essenziali delle prestazioni. Posizione, questa, condivisa anche dagli amministratori del Sud.

Per autonomia differenziata si intende il passaggio di alcune funzioni dallo Stato alle Regioni, finanziato tramite la cessione di una quota dell’Irpef e di altri contributi generati sul territorio. Sulla questione è intervenuta la ministra per gli Affari regionali Erika Stefani (Lega). «Non vi saranno penalizzazioni a carico di nessuna Regione», ha rassicurato. Alla base della ridefinizione delle competenze c’è una clausola di invarianza, «un meccanismo in base al quale le competenze attribuite alle Regioni vengono gestite con risorse pari al costo storico. 100 metteva lo Stato, 100 metterà la Regione». Si arriverà poi alla definizione di «fabbisogni standard» che garantiranno «più efficienza nella spesa ma non lasciano a piedi nessuno».

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Sulla stessa linea anche Matteo Salvini, per il quale le preoccupazioni di M5S e Regioni del Sud sono infondate. «Non ci saranno cittadini di serie A e di serie B», ha commentato. «Chi spende meglio avrà servizi più efficienti, risparmierà e avrà così i soldi per dare di più ai cittadini». Più cauto il ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro. «Il testo finale verrà vagliato dalle Camere che saranno coinvolte in maniera adeguata nell’iter di approvazione, con i modi e i tempi che il Parlamento riterrà opportuno», ha commentato. E cioè: individuare i livelli essenziali delle prestazioni, fissare i fabbisogni standard e, infine, varare il fondo perequativo. «Con il modello autonomista che abbiamo in mente – ha aggiunto – renderemo le amministrazioni locali più efficienti a vantaggio di tutto il sistema-Paese, rispettando il principio della coesione nazionale».

Il governatore della Campania Vincenzo De Luca si è detto pronto a fermare il provvedimento con tutti i mezzi a disposizione. «Faremo di tutto per bloccare il processo dell’autonomia differenziata se vengono meno le questioni di contenuto e di metodo democratico», ha dichiarato. «Siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale, alla mobilitazione sociale e alla lotta». Per il governatore della Puglia Michele Emiliano, «se tutte le Regioni avessero avanzato la stessa proposta sull’autonomia differenziata, avremmo potuto ridiscutere quella che è un’ingiustizia profondissima: il fatto che il Nord, nei finanziamenti ordinari, vede attribuirsi molte più risorse rispetto al Sud».

 

Daniele

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