In radio una canzone italiana ogni tre: la proposta della Lega

La proposta, firmata dal leghista Alessandro Morelli, prevede che le radio trasmettano una canzone italiana ogni tre. Il modello è una legge in vigore in Francia dal 1994, che impone una quota di brani nazionali non inferiore al 40%.

una canzone italiana ogni tre

Le radio dovranno trasmettere una canzone italiana ogni tre. È questa la proposta della Lega che, da ieri, sta tenendo banco presso l’opinione pubblica. Per Alessandro Morelli, presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, nonché primo firmatario della proposta, l’obiettivo è «puntare sulla nostra musica, dare spazio agli esordienti, tutelare la nostra tradizione».

Il testo prevede che «le emittenti radiofoniche, nazionali e private, debbano riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione». Inoltre, una quota pari «almeno al 10% della programmazione giornaliera» dovrà essere riservata «alle produzioni di artisti emergenti». A vigilare sull’applicazione della norma sarà l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). In caso di mancato rispetto della disposizione, l’ente potrà sospendere l’attività radiofonica «da un minimo di otto a un massimo di 30 giorni».

La proposta avanzata da Morelli (e firmata anche dai Deputati Maccanti, Capitanio, Cecchetti, Donina, Fogliani, Giacometti, Tombolato e Zordan) si ispira al modello francese. In Francia, infatti, dal 1994 le radio sono obbligate per legge a trasmettere musica francese per una quota pari almeno al 40% della programmazione giornaliera. Quota che, secondo l’esponente leghista, in Italia sarebbe inferiore al 23%.

«La musica non è solo un passatempo ma un racconto della nostra vita, della nostra cultura, dei momenti della vita, dei luoghi e dei sentimenti», ha spiegato Morelli. «Promuovere la musica italiana significa sostenere l’industria della cultura del nostro Paese e, quindi, le tante persone che ci lavorano. Il punto – ha concluso – è interrogarsi su che fine fa la musica italiana per 365 giorni all’anno, quando si chiude il sipario dell’Ariston».

Daniele

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