L’Antitrust boccia la tassa sui money transfer: «Discriminatoria e non trasparente»

Secondo l’Antitrust, la tassa sui money transfer va rivista in quanto discriminatoria e lesiva della competizione e della trasparenza.

tassa sui money transfer

La tassa sui money transfer, introdotta dal governo con il decreto fiscale, va modificata in quanto discriminatoria. A dirlo è l’Antitrust in una segnalazione inviata mercoledì ai presidenti delle Camere, al presidente del Consiglio, al Mef, all’Agenzia delle Entrate e a Bankitalia. Secondo l’Antitrust, l’imposta all’1,5% sulle rimesse di denaro verso i Paesi extra-UE è «ingiustificatamente discriminatoria», in quanto «applicabile alle sole rimesse effettuate dagli istituti di pagamento (i cosiddetti money transfer operator), ma non alle dalle altre categorie di operatori che possono offrire analogo servizio, in particolare le banche italiane ed estere e Poste Italiane».

Oltre a questo, l’Antitrust punta il dito su altri tre fattori distorsivi. Innanzitutto, si legge nella segnalazione, l’imposta colpisce in maniera discriminatoria le persone che inviano soldi fuori dall’UE, tipicamente alle famiglie residenti nei Paesi d’origine. In secondo luogo, la tassa riduce il grado di trasparenza sulle condizioni economiche praticate per il servizio di rimesse di denaro, «in un contesto in cui i costi complessivi del servizio già risultano di difficile comparazione». In terzo luogo, infine, si tratta di una norma che rischia di «alterare il corretto confronto competitivo», poiché si traduce in un costo gravante solo sugli istituti di pagamento, riducendo la loro capacità di formulare offerte competitive.

La tassa sui money transfer è stata inserita nel decreto fiscale, approvato con voto di fiducia, per volontà della Lega. La norma prevede l’applicazione di un prelievo, pari all’1,5%, sulle rimesse di denaro dall’Italia verso i Paesi extracomunitari realizzate attraverso – appunto – i money transfer. Secondo le prime stime, l’imposta dovrebbe portare nelle casse dello Stato circa 60 milioni di euro. La misura andrebbe a colpire in maniera particolare bangladesi e filippini, rispettivamente al secondo e terzo posto nella “classifica” dei cittadini stranieri che usufruiscono di tali servizi.

Leggi anche: Il governo ottiene la fiducia sul decreto fiscale. Tutte le novità

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

LEAVE A COMMENT