Referendum propositivo, primo via libera della Camera alla riforma costituzionale

La proposta prevede l’introduzione del referendum propositivo con quorum al 25%. Contrario il PD, che chiede l’esclusione di alcune materie (diritto penale e leggi tributarie) dal voto.

referendum propositivo

Foto: Lo Speciale

Lo scorso febbraio, la Camera ha dato il primo via libera alla riforma costituzionale che prevede l’introduzione del referendum propositivo accanto a quello abrogativo. Il testo, proposto dal Movimento 5 Stelle, ha ottenuto 272 voti a favore (M5S e Lega), 141 contrari (Pd, Fi e +Europa) e 17 astenuti (LeU e FdI). Soddisfazione è stata espressa dal ministro Fraccaro, secondo il quale «l’Italia pone così le basi per un nuovo patto tra istituzioni e cittadini». «Questa riforma – ha aggiunto – consentirà al popolo di partecipare direttamente alla formazione delle leggi e, al tempo stesso, riaffermerà la centralità del Parlamento».

I Deputati del Pd, che pure hanno votato contro la riforma, si sono detti disponibili a dialogare nei successivi passaggi parlamentari. «Essendo il nostro no rigorosamente motivato nel merito», ha commentato Stefano Ceccanti, il voto «è reversibile se verranno rimossi alcuni macigni». Ad esempio l’introduzione di limiti alle materie ammissibili al referendum e la possibilità di evitarlo se il Parlamento legifera nella direzione richiesta dai promotori. Perentoria Forza Italia, secondo la quale «Questo è uno dei peggiori provvedimenti della storia: si vuole abbattere la democrazia rappresentativa di matrice costituzionale».

Il contenuto della riforma

In caso di proposta di legge di iniziativa popolare presentata da almeno 500 mila cittadini, questa dovrà essere obbligatoriamente discussa e approvata dalle Camere entro 18 mesi dalla presentazione. In caso contrario, verrà indetto il referendum sulla questione.

Qualora il Parlamento approvasse la proposta di un testo diverso rispetto a quello presentato, i promotori dovranno decidere se ritirare la proposta di legge o andare comunque al referendum. In quest’ultimo caso, i cittadini si esprimeranno sulla proposta di iniziativa popolare e non sul testo messo a punto dalle Camere. Sarà un organo terzo a dirimere eventuali controversie tra Parlamento e promotori.

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Il quorum è fissato al 25% degli aventi diritto. Tale soglia si applicherà non solo al referendum propositivo, ma anche a quello abrogativo. In caso di vittoria del No, verrà approvata in automatico la legge votata dal Parlamento. La proposta iniziale del M5S non prevedeva alcun quorum: è stato inserito in seguito alle pressioni della Lega e delle opposizioni.

Sarà comunque la Consulta a svolgere il vaglio preventivo delle leggi di iniziativa popolare. Essa potrà dunque bocciare la proposta, evitando il referendum, qualora questa non rispetti il dettato costituzionale. Tra le altre cose, questo impedirà che vengano intaccati i principi fondamentali dell’ordinamento e che vengano messi in discussione Trattati internazionali e direttive europee.

Il testo prevede l’approvazione di una legge attuativa con il compito di indicare il numero massimo di proposte sottoponibili all’esame del Parlamento. Al momento non è stata accolta la proposta del Pd, che prevede di escludere alcune materie (diritto penale e leggi tributarie) dalla possibilità di essere oggetto di referendum. Per il M5S, infatti, il controllo esercitato dalla Consulta è più che sufficiente a evitare qualunque distorsione.

Il testo dovrà ora essere discusso e approvato dal Senato. Trattandosi di una riforma costituzionale, sarà necessario un secondo giro di approvazioni prima dell’invio al presidente della Repubblica.

Redazione La Clessidra

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