Il Movimento 5 Stelle è pronto a rinunciare al limite dei due mandati

Ad annunciare la svolta è stato Luigi Di Maio. Che, appena due mesi fa, assicurava: «La regola dei due mandati non si tocca».

limite dei due mandati

Già dopo il risultato delle Regionali in Abruzzo, Luigi Di Maio aveva annunciato la necessità di introdurre importanti cambiamenti nel Movimento 5 Stelle, a partire dall’apertura alle liste civiche a livello locale. Il deludente esito delle Regionali sarde, con un partito fermo all’11%, ha costretto il capo politico pentastellato a prendere una posizione netta, in chiara controtendenza rispetto a quanto professato fino a pochi mesi prima.

Lo scorso 26 febbraio, in diretta Facebook, Di Maio ha infatti annunciato di avere alcune novità sul Movimento 5 Stelle. In sostanza, ha spiegato, il partito deve darsi una struttura organizzata e radicata nel territorio. La motivazione è semplice: le altre forze politiche sono ben presenti a livello locale, vantano esponenti in vista e conosciuti, danno vita a coalizioni e liste per assicurarsi il maggior numero possibile di voti. Per il M5S, per natura poco radicato e impossibilitato ad alleanze o accordi con altri soggetti, competere credibilmente risulta estremamente complicato.

Tra le novità presentate in quell’occasione, la più discussa è stata la possibilità di introdurre «nuove regole per i consiglieri comunali, che ad esempio dal secondo mandato si possa pensare che quello non valga come secondo mandato». In altre parole, per la prima volta Di Maio ha annunciato la possibilità di superare la norma interna che stabiliva il limite dei due mandati partendo – per il momento – dalle elezioni comunali.

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Il limite dei due mandati nel Movimento 5 Stelle

Si tratta di un passo indietro su una delle regole che il Movimento 5 Stelle stesso, fin dalla sua fondazione, si è dato. Il limite dei due mandati serve (o forse sarebbe più corretto dire serviva) per impedire che gli eletti divenissero dei politici di professione. Nella visione pentastellata, infatti, il politico è a tutti gli effetti un dipendente del cittadino che viene chiamato a svolgere un servizio pubblico. Dopo due mandati, di qualunque tipo essi siano, deve (o doveva) tornare alla dimensione privata e lasciare il posto a nuove forze.

Un concetto, questo, espresso chiaramente sul Blog delle Stelle nel 2012: «Ci si candida per spirito civico, per attuare un programma, non per presenzialismo, per carriera politica. L’eletto è importante, come tutti, ma non necessario, è il terminale di una rete. Il limite massimo dei due mandati, qualunque sia il tipo di mandato, da consigliere o da deputato, vale per tutti».

Interpellato sulla questione, Luigi Di Maio ha sempre assicurato che il limite dei due mandati non sarebbe mai stato messo in discussione. Nel febbraio 2017, ospite di L’aria che tira su La7, confermava: «Da noi c’è una regola: due mandati e poi te ne torni al tuo lavoro». Pochi mesi dopo, durante un comizio in Sicilia, minacciava addirittura l’espulsione per chi avesse contravvenuto a tale regola: «Nel Movimento 5 stelle chi pensa di fare un terzo mandato è fuori».

Il 13 marzo 2018, a pochi giorni dalle elezioni nazionali, Di Maio ribadiva che «il tema del limite doppio mandato è fondamentale per noi e si basa su un concetto importante: non esistono politici di professione. È una regola sacrosanta». Il 31 dicembre, appena due mesi fa, su Twitter prometteva: «La regola dei due mandati non è mai stata messa in discussione e non si tocca. Né quest’anno, né il prossimo, né mai. Questo è certo come l’alternanza delle stagioni e come il fatto che certi giornalisti, come oggi, continueranno a mentire scrivendo il contrario».

Da movimento a partito

L’annuncio fatto su Facebook lo scorso 26 febbraio, dunque, sconfessa una delle regole fondanti del Movimento 5 Stelle e contraddice palesemente quanto fin qui sostenuto e ripetutamente promesso da Luigi Di Maio: e cioè che il limite dei due mandati non sarebbe mai stato messo in discussione. Il fatto che l’eccezione riguardi solo la dimensione locale, per quanto politicamente comprensibile, mal si concilia con il rigore morale di cui il M5S si è sempre fatto vanto. E, insieme alla già citata apertura al dialogo con le liste civiche, di fatto rende manifesta l’avvenuta metamorfosi da movimento a partito.

Del resto lo stesso Gianroberto Casaleggio, fondatore insieme a Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle, sosteneva che «ogni volta che deroghi a una regola, praticamente la cancelli».

PROMESSA NON RISPETTATA

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Daniele

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