Riforma del voto di scambio, primo via libera della Camera. Il testo va al Senato

La norma prevede condanne fino a 15 anni di carcere per il reato di voto di scambio politico-mafioso, con estensione fino a 22 anni e mezzo in caso di elezione del politico coinvolto. Pur sostenendo la riforma, le opposizioni ne criticano nel merito la formulazione: «A rischio incostituzionalità».

voto di scambio

Con 280 voti a favore, 135 contrari e 10 astenuti, la Camera ha dato il primo via libera alla riforma della normativa sul voto di scambio. Il provvedimento tornerà ora al Senato per l’ok definitivo. Se dovesse essere approvata così com’è, la misura porterebbe a un inasprimento delle pene che arriverebbero fino a 15 anni di carcere. Soddisfatto il Movimento 5 Stelle che, con il ministro Fraccaro, parla di una legge che «tutela il rispetto della democrazia e il diritto di voto dei cittadini. Con noi la mafia rimane fuori dallo Stato».

Riforma del voto di scambio: cosa prevede

Come riporta Il Fatto Quotidiano, la riforma modifica l’articolo 416-ter del codice penale. Essa prevede che chiunque accetti, direttamente o con intermediari, la promessa di procurare voti da parte di soggetti appartenenti alle associazioni mafiose, in cambio di denaro o della promessa di denaro o di altro favore, «è punito con la pena stabilita nel primo comma dell’art. 416-bis». Questa nuova formulazione lega in maniera indissolubile il voto di scambio con l’associazione a delinquere di scambio mafioso, generando un inasprimento delle pene per il primo reato.  Viene inoltre introdotta una aggravante speciale. Se il politico coinvolto nel voto di scambio viene effettivamente eletto, infatti, è previsto un aumento delle pene dagli attuali 10-15 anni a un massimo di 22 anni e mezzo.

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I dubbi delle opposizioni

Contro il provvedimento hanno votato Pd e Forza Italia. I forzisti, in particolare, denunciano i potenziali effetti dirompenti che esso potrebbe avere soprattutto sugli esponenti locali meno esperti, in particolare i giovani. «Il voto di scambio politico-mafioso espone a rischio di condanna fino a 10-15 anni di carcere i consiglieri comunali, regionali e soprattutto i giovani che si affacciano alle prime campagne elettorali, inconsapevoli di aver accettato la sola promessa di voto da persone di cui ignoravano l’identità», è la posizione espressa da Matilde Siracusano.

Il Pd, insieme a LeU (i cui deputati si sono astenuti), critica soprattutto l’aggravante che aumenta le pene in caso di elezione del politico coinvolto nel reato. Secondo il Dem Walter Verini, «questo è un pasticcio che non passerà il vaglio costituzionale, poiché equipara pene a reati diversi (416-bis, delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso e 416-ter, voto di scambio politico-mafioso)». Gli esponenti di Liberi e Uguali, inoltre, fanno notare che «in caso di voto di scambio conclamato, il mafioso può essere condannato al massimo a 15 anni di carcere. Il politico, invece, a 22 e mezzo. Quest’aggravante rischia di violare il principio costituzionale di proporzionalità della pena».

La norma dovrà essere ora discussa e approvata dal Senato per l’inserimento in Gazzetta Ufficiale. Resta da capire se la maggioranza accoglierà le osservazioni provenienti dalle opposizioni oppure se si limiterà ad approvare il testo così com’è.

Daniele

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