Tav, decisione rinviata di 6 mesi: la mossa di Conte per prendere tempo

Oggi verranno pubblicati gli avvisi di interesse, non i bandi di gara. Questo escamotage giuridico darà al governo altri 6 mesi per prendere una decisione sulla Tav, senza però perdere i 300 milioni di euro messi a disposizione dall’UE.

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Foto: Libero Quotidiano

La decisione definitiva sulla Tav è stata rinviata a data da destinarsi. L’annuncio è arrivato sabato 9 marzo, a termine di una settimana che ha visto infiammarsi lo scontro politico tra M5S e Lega. Per ottenere il posticipo, però, il premier Conte è dovuto intervenire in prima persona facendo leva su un cavillo burocratico.

La mossa di Conte

Oggi, infatti, avrebbero dovuto essere pubblicati i bandi di gara per l’affidamento dei lavori di realizzazione dell’Alta Velocità Torino-Lione, pena la perdita dei 300 milioni di euro finanziati dall’UE. Conte ha ottenuto che non venissero pubblicati formalmente i bandi di gara, ma i cosiddetti “avvisi di interesse” (avis de marché in francese), vale a dire semplici manifestazioni di interesse non vincolanti. Questo escamotage permetterebbe di rispettare i vincoli comunitari e, al tempo stesso, darebbe la possibilità di fermare i lavori qualora il governo decidesse di non realizzare l’opera. Allo stesso tempo, Conte ha avviato una trattativa con la Comunità Europea per ridisegnare l’intero progetto.

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Così facendo, l’esecutivo italiano è riuscito a rinviare di almeno sei mesi la decisione definitiva sulla Tav. La pubblicazione degli avvisi di interesse è infatti il primo passo verso l’affidamento dei lavori all’azienda vincitrice. Le imprese interessate avranno sei mesi di tempo per partecipare al bando. Al termine di tale periodo, previo consenso di Francia e Italia, l’azienda italo-francese Telt dovrà scegliere chi avvierà i lavori. Entro questa fase, il governo italiano potrà decidere di bloccare l’opera senza dover pagare alcuna penale di rescissione. Per farlo, però, occorre una legge (o un decreto legge) varata dal Parlamento italiano. Un’impresa non semplice, dato che in entrambi i casi il Movimento 5 Stelle dovrà chiedere i voti della Lega (o delle opposizioni).

La reazione della Lega

Proprio la Lega non sembra intenzionata a cedere nel braccio di ferro con l’alleato di governo. Nella sua intervista di ieri a In mezz’ora, su Rai 3, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giorgetti ha ribadito che «Conte vuole ridiscutere il progetto, non semplicemente escluderlo. È una facoltà che ci siamo presi: il governo ha fatto bene». Quanto all’analisi costi-benefici, ha aggiunto, essa «va discussa con il governo francese, che dovrà valutare come continuare quest’opera». A ogni modo, ha spiegato il braccio destro di Salvini, «per fermare il Tav serve una ratifica da parte del Parlamento. Non lo decide né il governo né il presidente del Consiglio». E, in questo caso, Giorgetti ha lasciato intendere che la Lega si batterà per la realizzazione dell’opera. «Il Tav risponde a un’esigenza complessiva – ha concluso -. Questo Paese deve crescere e deve avere la possibilità di essere moderno. Io ho ammirazione per gli svizzeri, che questi problemi li hanno risolti in passato con un referendum».

Daniele

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