L’Italia sarebbe pronta a sostenere la Nuova Via della Seta. Scettici UE e USA

L’Italia potrebbe essere il primo Paese del G7 a sottoscrivere il maxi progetto che collegherà la Cina con l’Europa e l’Africa. Critiche arrivano dall’UE: «L’adesione alla Nuova Via della Seta sia una scelta condivisa, non unilaterale». Per gli USA la scelta italiana «danneggerà la reputazione globale dell’Italia».

nuova via della seta

Foto: Il Fatto Quotidiano

L’Italia apre alla cosiddetta «Nuova Via della Seta» (anche nota come Belt and Road Initiative), il maxi progetto infrastrutturale voluto dal presidente cinese Xi Jinping che, attraverso porti, linee ferroviarie e corridoi marittimi, connetterà la Cina all’Europa e all’Africa. Stando a quanto riportato dal Financial Times, ripreso dal Fatto Quotidiano, l’Italia potrebbe essere il primo Paese del G7 a sostenere formalmente il progetto. Il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci ha infatti rivelato che il governo è al lavoro per chiudere l’accordo entro fine marzo. «Il negoziato non è ancora completato, ma è possibile che sia concluso in tempo per la visita» di Xi Jinping, prevista per fine mese. «Vogliamo assicurarci che i prodotti del made in Italy possano avere più successo in termini di volumi di export verso la Cina, che è il mercato a crescita più veloce al mondo», ha precisato.

UE: «Apertura alla Cina sia una scelta comunitaria»

La notizia è stata però accolta con gelo dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Da Bruxelles, un portavoce della Commissione ha commentato che «né la UE, né nessuno Stato membro, può ottenere efficacemente i suoi obiettivi con la Cina senza la piena unità. Tutti gli Stati membri individualmente, e nell’ambito della cooperazione sub-regionale, hanno la responsabilità di assicurare coerenza con le leggi e le politiche UE e di rispettare l’unità dell’UE nell’attuare tali politiche».

Per la Commissione Europea, dunque, la scelta di stringere accordi con la Cina dovrebbe essere condivisa e non un’iniziativa unilaterale di un singolo Stato. In tal senso, ha aggiunto il portavoce, l’adesione europea alla nuova via della seta è subordinata al fatto che «la Cina adempia al suo scopo dichiarato di renderla una piattaforma aperta alle regole del mercato, agli standard internazionali ed UE, e sia da complemento a politiche e progetti europei, per ottenere benefici per tutti e in tutti i Paesi della via pianificata». Al momento, ha concluso, «vorremmo vedere di più sull’attuazione degli impegni presi dalla Cina su trasparenza e parità di condizioni per commercio e investimenti basati sulle regole del mercato e sulle norme internazionali».

USA: «Italia non legittimi progetti di vanità cinesi»

Quanto agli USA, il portavoce del National Security Council della Casa Bianca Garrett Marquis ha criticato la decisione dell’Italia. Per Marquis difficilmente essa «porterà benefici sostanziali» e, al contrario, «potrebbe finire per danneggiare la reputazione globale dell’Italia sul lungo periodo». Non solo. Il problema principale è che il progetto di Xi Jinping «potrebbe minare il pressing di Washington su Pechino in merito al commercio e creare problemi agli sforzi di Bruxelles per superare le divisioni e trovare una posizione condivisa sul miglior approccio possibile verso gli investimenti cinesi». Marquis ha quindi lanciato un vero e proprio appello al governo: «L’Italia è un’importante economia globale e una grande destinazione per gli investimenti. Non c’è bisogno che il governo italiano dia legittimità al progetto di vanità cinese per le infrastrutture».

Le diverse posizioni nel governo

Nel frattempo, dall’esecutivo gialloverde arrivano messaggi contrastanti. Il premier Conte cerca di muoversi su due fronti. «Sono pronto ad andare in Cina per il secondo forum sul progetto della via della Seta», ha spiegato. Per poi aggiungere: «Naturalmente anche con gli USA il dialogo è costante su un dossier così strategico. Ci confrontiamo continuamente. Il fatto di essere collocati comodamente nella Alleanza Atlantica non ci impedisce però di fare scelte economiche e commerciali con la Cina per avere maggiori opportunità». Diverso il parere del sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi (Lega), che su Twitter ha commentato: «Condivido le preoccupazioni (di Garrett Marquis, ndr) non per compiacere gli alleati, ma perché è necessario un ulteriore approfondimento».

Daniele

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