Dal decretone saltano le norme sui rider: estranei alla materia trattata

Gli emendamenti contenenti la nuova normativa sui rider sarebbero stati esclusi dal decretone in quanto estranei alla materia trattata. È l’ennesimo rinvio di un intervento annunciato dal Mise a giugno 2018.

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Ancora nulla di fatto per le nuove norme sui rider. Appena due settimane fa, dal ministero dello Sviluppo Economico assicuravano che sarebbero intervenuti sul tema con una serie di emendamenti al decretone su reddito di cittadinanza e quota 100. La modifica avrebbe previsto il divieto della retribuzione a cottimo, l’obbligo di assicurazione Inail, nonché l’obbligo per l’azienda di garantire almeno 6 ore di formazione sulla sicurezza, di fornire dispositivi di protezione e di garantire la sorveglianza sanitaria. Lo stesso ministro Di Maio, a gennaio, garantiva che le nuove norme sarebbero arrivate entro marzo. «L’Italia – aveva aggiunto il leader pentastellato – si prepara ad essere la prima nazione europea a normare questa professione».

Secondo quanto riporta Repubblica, tuttavia, gli emendamenti in questione sarebbero stati esclusi dal decretone in quanto estranei alla materia trattata. Al momento, ha poi aggiunto la relatrice Elena Murelli (Lega), non sarebbero previsti interventi in merito da parte dell’esecutivo. L’opposizione va all’attacco con Debora Serracchiani, capogruppo Pd in commissione Lavoro. «Al tavolo aperto il 2 luglio dello scorso anno e all’impegno di recepire l’accordo stretto con i rider prima nel decreto dignità, poi nel decretone, Di Maio non solo non ha ancora fatto seguire alle parole alcun atto concreto, ma ha respinto anche le proposte delle opposizioni», ha commentato. «Non si  capisce se questo sistematico tradimento delle speranze dei  rider sia dovuto alla solita incapacità del ministro rispetto a  una materia complessa, oppure risponde allo schema cinico secondo cui si utilizza un problema in chiave propagandistica per poi dimenticarsene al momento di passare dalle parole ai fatti».

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Quella dei rider è stata una delle prime partite che il nuovo governo è stato chiamato ad affrontare. Già lo scorso giugno il neo-insediato ministro del Lavoro aveva assicurato che la normativa in materia sarebbe stata inserita nel decreto dignità. «Non accettiamo ricatti. I nostri giovani prima di tutto», aveva annunciato. Il decreto dignità è stato approvato, ma al suo interno non vi era nessuna norma in merito. A mesi di distanza, il titolare del Mise aveva promesso una legge entro fine 2018: «Sono fiducioso del fatto che entro fine anno troviamo una soluzione per i riders». Come anticipato, anche l’annuncio dello scorso gennaio è stato disatteso.

Eppure l’intervento legislativo sulla gig economy è richiesto a gran voce anche dalla giurisprudenza. A gennaio, una sentenza della Corte di Appello di Torino aveva sancito il diritto dei riders di Foodora ad avere una retribuzione calcolata sulla base di quella vigente per i dipendenti del contratto collettivo logistica-trasporto merci (con tredicesima, ferie e malattia pagate). «Questa azienda è riuscita nell’impresa di costruire un meccanismo tale per cui questi fattorini venivano pagati meno di quello che, all’epoca, era la metà del corrispettivo di un voucher per lavoro occasionale. Cioè una miseria», aveva commentato l’avvocato Sergio Bonetto.

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Daniele

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