Made in Italy: la Lega presenta il ddl per vincolare i marchi al territorio

La proposta, volta a tutelare il made in Italy, prevede il divieto di delocalizzazione per i marchi storici. Era stata annunciata lo scorso ottobre da Di Maio per evitare la chiusura dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure.

made in Italy

Foto Vincenzo Livieri – LaPresse

La Lega ha presentato alla Camera un ddl che lega gli storici marchi del made in Italy al territorio, impedendone di fatto la delocalizzazione all’estero. Il provvedimento, a prima firma Molinari, ha come obiettivo «la tutela dei marchi storici nazionali di alto valore territoriale». Così facendo, il Carroccio anticipa il Movimento 5 Stelle e lo stesso Luigi Di Maio che, nelle settimane concitate che hanno portato alla chiusura dello stabilimento della Pernigotti di Novi Ligure, aveva annunciato una legge – mai presentata – che andasse proprio in questa direzione.

Per prima cosa, il ddl definisce i «marchi storici nazionali di alto valore territoriale» come quei marchi registrati, relativi a un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata a uno specifico luogo di produzione, la cui domanda di registrazione sia stata depositata da più di 50 anni. Il provvedimento prevede l’istituzione, presso il ministero dello Sviluppo economico, di un «elenco dei marchi storici nazionali di alto valore territoriale». Verrebbe inoltre istituito anche un apposito Comitato, con il compito di vigilare sui livelli produttivi degli stabilimenti delle imprese titolari di marchi storici e sulle conseguenze dell’eventuale apertura di nuove sedi in altre aree.

Se inserita in apposito elenco, l’azienda sarebbe vincolata a mantenere la produzione principale nel comune in cui lo stabilimento era situato alla data di registrazione del marchio. Potrebbero aprire nuovi stabilimenti in aree differenti, a patto che ciò non determini la riduzione della produzione nella sede principale.

Il caso Pernigotti e le promesse di Di Maio

Lo scorso 15 novembre, il ministro Di Maio assicurava: «Il destino dei lavoratori della Pernigotti non può essere diviso dal marchio». Pochi giorni dopo, su Facebook aggiungeva: «O tengono aperto lo stabilimento o racconterò al mondo che Pernigotti produce per conto terzi e credo che questo non favorirà il marchio. In Italia non si gioca più sulla pelle dei lavoratori». E ancora, a inizio gennaio, dichiarava: «Tutto dipende dal fattore tempo. E io, come ministro, ho garantito ai lavoratori che se ci sarà bisogno di più tempo lo prenderemo. Il mio interesse è che questo stabilimento resti aperto e che le persone possano continuare a lavorare. Non si può dividere il marchio Pernigotti dai lavoratori che ne hanno fatto la storia» (QUI il video integrale dell’intervista).

Proprio per questo motivo, Di Maio annunciava l’approvazione entro fine anno di una legge «che lega i marchi (italiani) al territorio». «Non è accettabile che si venga in Italia, si prenda un’azienda come la Pernigotti, si acquisisca il marchio, si cambino cinque manager in cinque anni e poi si dica: “Scusate, le cose non vanno bene. Ci teniamo il marchio e molliamo la gente”. Questa non è la nostra idea di Paese».

Nonostante le parole rassicuranti, il 5 febbraio è arrivato l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Novi Ligure. A partire da quella data è stata attivata la cassa integrazione straordinaria per i 92 dipendenti dello storico marchio, attivo dal 1860. Stando a quanto si apprende dal Secolo XIX, l’accordo raggiunto al Mise prevede l’avvio di un piano di politiche attive per il lavoro e l’acquisizione dello stabilimento da parte di nuove società. Al momento, dunque, i lavoratori attendono di sapere se, come da accordi, saranno occupati in altre aziende del settore. Della legge che leghi i marchi al territorio, annunciata a novembre dal ministro Di Maio, non c’è traccia. Le due proposte discusse in Parlamento le scorse settimane, una proposta da LeU e una dalla Lega, non sono mai state approvate.

L’azienda, fino a poco tempo fa di proprietà della turca Toksoz, ha confermato «la volontà di continuare a produrre, distribuire e commercializzare i propri prodotti dolciari attraverso accordi di terziarizzazione in Italia». Si è inoltre impegnata a «comunicare tempestivamente eventuali accordi di reindustrializzazione, cercando di evitare il proliferare di inutili speculazioni per non alimentare false aspettative, prive di concreti fondamenti».

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

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