Si torna a parlare di flat tax. Salvini: «Nel 2019 per tutti i lavoratori dipendenti»

Aliquota al 15% per i redditi fino a 80 mila euro e al 20% per quelli superiori. Questa la proposta di flat tax a cui starebbe lavorando il governo. A beneficiarne sarebbero tutti i lavoratori dipendenti.

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La flat tax torna al centro del dibattito politico. A riproporre la misura cardine del programma della coalizione di centro-destra è il vicepremier Salvini: «Noi non abbiamo smesso di lavorare. Con questa manovra economica – ha dichiarato – siamo già riusciti ad avvantaggiare tantissimi artigiani, partite Iva, commercianti, piccoli imprenditori, liberi professionisti, chi fattura fino a 65 e 100 mila euro. Nel 2019 vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie dei lavoratori dipendenti italiani».

Parole di sostegno sono arrivate dall’altro vicepremier, Luigi Di Maio. «Sulla flat tax familiare troveremo una soluzione insieme alla Lega, come abbiamo sempre fatto. Sono molto fiducioso. Noi come M5S – ha aggiunto – abbiamo lavorato a una riduzione degli scaglioni e della pressione fiscale attraverso il coefficiente familiare e, in questo senso, si troverà un punto di incontro». Quindi la stoccata finale: «L’importante è non fare facili promesse alla Berlusconi. Come rappresentanti dello Stato non dobbiamo mai dimenticarci di avere delle responsabilità nei confronti dei cittadini».

Secondo Il Fatto Quotidiano, che riprende una simulazione fatta del Mef l’8 febbraio, la proposta a cui sta lavorando il governo prevede una flat tax a doppia aliquota: del 15% per i redditi fino a 80 mila euro, e del 20% per i redditi superiori. Secondo la simulazione, questo porterebbe a un risparmio medio a famiglia di circa 3600 euro all’anno. Il costo complessivo della misura è stimato in 59,3 miliardi, 4,4 dei quali per le sole clausole di salvaguardia.

Dalla Lega fanno però sapere che questo studio sarebbe ormai superato. «Non so se esita uno studio, perché non l’ho mai visto – ha commentato il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri (Lega) -. Ma se anche esistesse non può riferirsi alla nostra proposta di flat tax – fase II, che ha un’incidenza di circa 12 miliardi e si riferisce a un intervento di riduzione dell’imposta per tutte le famiglie fino a 50 mila euro di reddito». La novità, ha aggiunto, «è data dall’introduzione del reddito familiare che, attraverso un sistema di deduzioni, garantisce la progressività dell’imposta. Il nostro studio – ha concluso – è stato messo a punto circa 15 giorni fa. Quindi risulta evidente come la data dell’8 febbraio sia antecedente alle nostre elaborazioni».

La “mini flat tax” approvata con la manovra 2019

Nel decreto fiscale che ha preceduto e accompagnato la manovra finanziaria 2019 è stata inserita una mini flat tax. A esserne interessati sono in particolare i titolari di partita Iva. Come già previsto in precedenza professionisti, lavoratori autonomi e piccoli artigiani non saranno tassati tramite il sistema di aliquote progressive dell’Irpef ma dovranno versare un’aliquota unica, a patto che restino entro un certo livello di fatturato annuo. Per il 2019, tale tetto è fissato a 65 mila euro e gli interessati dovranno versare al fisco un’aliquota del 15% (che scende al 5% per le startup, per i giovani under 35 e per gli over 55). Dal 2020 entrerà in vigore un altro regime agevolato che prevede un’aliquota al 20% per chi, nell’anno precedente, ha fatturato meno di 100 mila euro.

La norma approvata con la legge di bilancio elimina poi alcuni paletti che impedivano l’accesso al regime agevolato (come ad esempio il tetto di 5000 euro lordi delle spese per lavoro dipendente o di 30 mila euro per la percezione di redditi da lavoro dipendente). Per chi beneficia del regime forfettario, inoltre, per il 2019 è rimasto l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica già previsto in precedenza.

La mini flat tax di fatto si è limitata a intervenire sul regime fiscale introdotto dal precedente governo ed entrato in vigore nel 2018, che prevedeva un’aliquota unica al 15% per le partite IVA con un fatturato inferiore ai 30 mila euro annui, aumentando il tetto massimo a 65 mila euro. Esclusi dai benefici della tassa unica restano gli altri lavoratori, dai dipendenti al pubblico impiego. A pieno regime, il nuovo sistema dovrebbe prevedere due aliquote: una al 23% per i redditi fino a 75 mila euro e l’altra al 33% per i redditi sopra tale cifra.

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Daniele

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