Decretone, il governo incassa il voto di fiducia alla Camera. Il testo torna al Senato

Il decretone è stato approvato alla Camera con voto di fiducia. Il testo torna ora al Senato, dove dovrà essere approvato entro il 29 marzo, pena la sua decadenza.

 

voto di fiducia

Foto: Il Tempo

AGGIORNAMENTO DEL 21/03/2019

Con 291 voti favorevoli, 141 contrari e 14 astenuti, la Camera ha concesso il voto di fiducia posta dal governo sul decretone contenente reddito di cittadinanza e quota 100. Il testo dovrà ora essere approvato dal Senato in terza lettura entro il 29 marzo, pena la decadenza delle norme in esso contenute.

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Il governo porrà il voto di fiducia sul cosiddetto decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 (la nona dall’insediamento). Ad annunciarlo, ieri, è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. I lavori in Aula si apriranno oggi a partire dalle 18.15; proseguiranno poi domani, a partire dalle 9.30, con la discussione e il voto finale. Il testo del decreto oggetto di votazione ha recepito le correzioni e le modifiche apportate negli ultimi giorni dalla commissione Bilancio, che ha posto una serie di condizioni relative ai riferimenti normativi delle coperture finanziarie, e dovrà essere convertito in legge entro il 29 marzo.

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Contro la decisione del governo si sono schierate le opposizioni. Forza Italia e Partito Democratico hanno abbandonato i lavori delle commissioni interessate in segno di protesta. «Dopo due settimane in cui abbiamo lavorato giorno e notte, oggi, come già accaduto in passato per altri provvedimenti, dopo aver rinviato più volte l’Aula, ci viene dato un solo quarto d’ora per analizzare 15 emendamenti complessi, nella più totale disorganizzazione anche tecnica dei lavori», si legge in una nota diramata dai Deputati azzurri della commissione Lavoro e Affari sociali. «Una colossale presa in giro del Parlamento. Pertanto, abbiamo deciso di interrompere il nostro lavoro in Commissione poiché siamo nella totale impossibilità di lavorare ma soprattutto non intendiamo nella maniera più categorica prestarci a questa ennesima farsa».

«È una vergogna», hanno attaccato i Democratici in una nota. «Le relatrici non sanno neanche spiegare gli emendamenti che hanno firmato. Abbiamo chiesto al governo e alla maggioranza spiegazioni sul contenuto delle nuove norme ma nessuno è in grado di dare risposte. Siamo al caos totale e non tornano neanche le coperture del provvedimento indicate dal governo».

Nel frattempo, riporta Il Fatto Quotidiano, i primi dati smentiscono le promesse fatte da Di Maio in campagna elettorale e negli ultimi mesi. Al momento sono state presentate 600 mila domande per il reddito di cittadinanza. Sebbene si tratti di un numero significativo, esso risulta notevolmente sottostimato rispetto alla platea individuata dal governo. Considerando poi il numero di domande che saranno rifiutate, la platea dei beneficiari si ridurrà ulteriormente.

Quanto alla pensione di cittadinanza, l’intervento si rivolgerà sostanzialmente a chi percepisce l’assegno sociale e vive in affitto. Essa si affiancherà infatti al preesistente assegno sociale, che prevede un contributo di 458 euro al mese per 13 mensilità (con importi crescenti al crescere dell’età) e ha paletti meno stringenti rispetto a quelli previsti dal decretone. Secondo Spi-Cgil, a essere interessate dalla pensione di cittadinanza saranno appena 120 mila famiglie contro le 250 mila stimate dall’Inps e le 500 mila indicate dal ministro Di Maio.

Daniele

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