Nuova via della Seta: l’Italia ha firmato il memorandum con la Cina

Il governo italiano, con il premier Conte e il ministro Di Maio, ha ufficialmente siglato il memorandum con la Cina sulla Nuova via della Seta. Il nostro Paese è il primo del G7 ad aver aderito alla Belt and Road Initiative.

nuova via della seta

Foto: TGCom 24

AGGIORNAMENTO DEL 23/03/2019

L’Italia ha siglato ufficialmente il memorandum d’intesa con la Cina nell’ambito della cosiddetta Nuova via della Seta. Il nostro Paese è il primo del G7 ad aver aderito. L’accordo è stato sottoscritto dal premier Conte, dal ministro Di Maio, dal presidente cinese Xi Jinping e dal presidente della Commissione nazionale di sviluppo e riforme He Lifeng. Sono 29 gli accordi facenti parte del memorandum. Di questi, 19 hanno carattere istituzionale e 10 riguardano le aziende. Numerose le materie trattate: dalle infrastrutture alle telecomunicazioni, dal turismo alle iniziative culturali.

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Con la visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping in Italia, l’ingresso del nostro Paese nella Nuova via della Seta si fa sempre più vicino. Sembra ormai certo che il ministro del Lavoro Di Maio firmerà i circa 30 accordi che costituiscono il memorandum sulla Belt and Road Initiative. «Dobbiamo essere in grado di costruire una partnership con Pechino basata sull’uguaglianza senza deviare un passo dai nostri valori e principi, senza mettere in discussione i nostri legami, le nostre norme e le nostre alleanze storiche», ha commentato il premier Conte.

Sulla questione restano però le distanze all’interno dell’esecutivo. La Lega non nasconde la propria contrarietà all’iniziativa e teme l’incidente diplomatico con gli USA. «Così andiamo a sbattere, rischiamo di compromettere il nostro rapporto con gli Stati Uniti», è l’allarme del Carroccio. Anche il vicepremier Salvini esprime tutto il suo disappunto: «Per me la priorità è la Basilicata, non la Cina», ha commentato riferendosi alle imminenti elezioni regionali. «Per me è più importante la sicurezza nazionale».

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Oltre al valore commerciale, l’adesione dell’Italia alla Belt and Road Initiative – primo Paese fra quelli del G7 a sottoscrivere il piano d’investimenti cinese – si carica di importanti significati geopolitici. Non solo gli Stati Uniti, impegnati da tempo in un braccio di ferro con il regime di Xi Jinping, hanno duramente criticato la scelta del M5S; anche l’Unione Europea ha espresso forti perplessità sulla questione. Da Bruxelles chiedono infatti che sia l’Europa nel suo insieme a decidere in merito, e non singoli Stati in maniera autonoma. D’altra parte, sottolineano anche tutte le problematiche riguardanti il mancato rispetto dei diritti umani e dei lavoratori nel regime.

A ben vedere, quanto accade in questi giorni è l’ultimo atto di un percorso di avvicinamento tra Italia e Cina avviatosi negli ultimi anni. Come ricorda Agi, nel 2016 l’allora premier Matteo Renzi andò in visita a Hangzhou per il G20 e venne accolto da Xi Jinping. I due si incontrarono alcuni mesi dopo in Sardegna. Sempre nello stesso anno, durante la visita del ministro Franceschini, venne istituito il Forum Culturale italo-cinese. Nel 2017 furono il presidente della Repubblica Mattarella e il premeir Gentiloni a recarsi in visita nel Paese asiatico. Vennero siglati tredici accordi di cooperazione bilaterale, per un valore complessivo di 5 miliardi di euro. L’esponente Dem partecipò anche alla prima edizione del Belt and Road Forum, il progetto di infrastrutture lanciato dal presidente cinese nel 2013.

Nelle intenzioni dei promotori, l’adesione dell’Italia alla Nuova via della Seta servirà a rafforzare i legami commerciali tra Italia e Cina, già oggi il primo partner italiano in Asia. Essa consentirebbe inoltre di incrementare i flussi turistici verso l’Italia, tra le mete preferite dai cinesi.

Daniele

Daniele

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