Aperture domenicali dei negozi: quando Di Maio prometteva la legge entro il 2018

A settembre, Luigi Di Maio prometteva «entro l’anno» una legge per vietare le aperture domenicali dei negozi. A marzo 2019, la legge è ancora al vaglio della commissione Attività produttive.

aperture domenicali

«Sicuramente entro l’anno approveremo la legge che impone lo stop nei fine settimana e nei festivi a centri commerciali, con delle turnazioni e l’orario che non sarà più liberalizzato, come fatto dal governo Monti. Quella liberalizzazione sta infatti distruggendo le famiglie italiane. Bisogna ricominciare a disciplinare orari di apertura e di chiusura». Queste le parole pronunciate dal ministro del Lavoro Di Maio lo scorso settembre.

A oltre sei mesi di distanza, l’annunciata legge sulle aperture domenicali dei negozi è ancora lontana dall’essere approvata. Lo scorso febbraio è infatti arrivata la conferma che il testo del ddl dovrà essere interamente rivisto, tenendo conto del parere delle associazioni di categoria. A spiegarlo è stata la presidente della commissione Attività produttive della Camera, Barbara Saltamartini. «Vogliamo un testo il più aperto possibile al confronto, che tenga conto anche delle richieste delle associazioni di categoria».

Secondo Andrea Dara, primo firmatario del provvedimento, a rendere necessario lo stop dei lavori sarebbe stato l’intervento delle opposizioni. «Il mio testo – ha spiegato Dara – è identico a quello depositato il 31 gennaio ed è una sintesi delle audizioni fatte in commissione e delle sette proposte di legge arrivate da tutte le parti politiche. Pd e Forza Italia non si sono dichiarati contenti» e, pertanto, «hanno chiesto a me e alla presidente dei commissione Barbara Saltamartini di poter audire nuovamente le associazioni di categoria».

Ddl sulle chiusure domenicali: cosa prevedeva

L’intesa prevedeva che gli esercizi commerciali dovessero chiudere per 26 domeniche all’anno su 52, ovvero la metà. Prevista anche la chiusura obbligatoria per le 12 festività nazionali. A ogni modo, sarebbero stati consentiti fino a 4 giorni di aperture in deroga da definire con le Regioni.

Un trattamento speciale veniva riservato alle aree turistiche. Il testo prevedeva infatti che le 26 aperture potessero essere concentrate in alta stagione. Inoltre le nuove norme non si sarebbero applicate agli esercenti dei centri storici, che avrebbero potuto restare aperti tutte le domeniche (ma non nelle festività), e ai negozi di vicinato fuori dal centro storico. In quest’ultimo caso, nei paesi fino a 10 mila abitanti avrebbero potuto restare aperti i locali fino a 150 metri quadri; nei comuni oltre i 10 mila abitanti, le dimensioni sarebbero salite a un massimo di 250 metri quadri.

Numerose le attività commerciali escluse dalle chiusure domenicali. Tra queste: ristoranti, rosticcerie e pasticcerie, giornalai e librerie, gelaterie, gastronomie, fiorai, negozi musicali, negozi d’arte e antiquariato, cinema, rivendite di generi di monopolio, esercizi commerciali interni a campeggi, villaggi e plessi turistici, esercizi di vendita al dettaglio nelle aree di servizio nelle autostrade e nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali.

In attesa di ulteriori sviluppi, la promessa del ministro Di Maio risulta dunque non rispettata.

PROMESSA NON RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Luigi Di Maio

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT