Chiusura dei negozi etnici alle 21: dai proclami alla realtà

A parole, il ministro aveva promesso la chiusura dei negozi etnici a partire dalle 21. Nei fatti, il decreto Sicurezza prevede che i sindaci possano limitare gli orari di apertura di tali attività, ma solo in casi specifici e per un massimo di 30 giorni.

chiusura dei negozi etnici

Lo scorso ottobre, a pochi giorni dall’approvazione del decreto Sicurezza, il ministro Salvini aveva annunciato una norma per la chiusura dei negozi etnici entro le 21 per motivi di ordine pubblico. Si tratta infatti di luoghi «dove c’è gente che beve birra, whiskey fino alle tre del mattino, dove pisciano e cagano. E se lo fanno sul cancello o sulla porta di casa non è educato», aveva dichiarato. «Non è un’iniziativa contro i negozi stranieri, ma un’iniziativa per limitare gli abusi e le irregolarità di alcuni negozi (quasi tutti gestiti da cittadini stranieri) che diventano ricettacolo di gente che fa casino».

In effetti, il decreto Sicurezza affronta la questione. La norma la possibilità di limitare gli orari di apertura e di vendita dei negozi etnici interessati da «fenomeni di aggregazione notturna», ma solo su richiesta del primo cittadino e per un massimo di 30 giorni. Una differenza notevole rispetto alle parole di Salvini, che lasciavano intendere misure ben più stringenti.

Sull’argomento erano intervenute immediatamente Codacons e Confesercenti. «In materia di commercio e sicurezza non è corretto generalizzare», aveva affermato il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Tali negozi sono molto utili ai consumatori, perché rimangono aperti più a lungo degli altri esercizi e commercializzano una moltitudine di prodotti di diverse categorie, consentendo ai cittadini di fare acquisti last minute». «Non si può fare una norma che discrimina determinati imprenditori rispetto ad altri», aveva aggiunto Confesercenti. «Chi ha un’attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, sia che siano esercizi gestiti da stranieri, sia che siano esercizi gestiti da italiani».

Dura anche la risposta delle opposizioni, in particolare del centro-sinistra. Per Monica Cirinnà (Pd), «Nella sua spasmodica ricerca della sparata quotidiana il ministro Salvini oggi se la prende con i negozi etnici. Da quando Salvini ordinerà poi le stelle gialle sulle vetrine? Tutto ciò ha un nome – aveva concluso -. Si chiama fascismo, già visto e duramente vissuto dal nostro Paese. Il cognome invece è quello che oggi siede al Viminale».

In conclusione, giocando su una certa ambiguità e vaghezza, il ministro aveva promesso la chiusura alle 21 dei negozi etnici in tutta Italia. Sul piano pratico e giuridico, tuttavia, il decreto Sicurezza presenta la misura come una semplice opportunità, utilizzabile a piena discrezione dei sindaci per un periodo di tempo limitato. Se confrontiamo le dichiarazioni pubbliche di Salvini alla reale portata del provvedimento, pertanto, non possiamo che considerare non rispettata la promessa fatta.

PROMESSA NON RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Matteo Salvini

Redazione La Clessidra

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