Carta d’identità: addio a “genitore”, torna la dicitura “padre” e “madre”

Dopo l’annuncio di alcuni mesi fa, il ministro dell’Interno ha ottenuto che la dicitura “padre” e “madre” tornasse al posto del più neutro “genitore”. La decisione è però in contrasto con le posizioni espresse dal Garante per la privacy, secondo cui sarebbe discriminatoria.

carta d'identità

Negli ultimi giorni sta facendo molto discutere il decreto con cui il Viminale ha cambiato la dicitura presente nella carta d’identità dei minori. Dopo averlo promesso a più richieste, il ministro Salvini ha ottenuto che “padre” e “madre” tornassero al posto del più neutro “genitore”. Il provvedimento è stato adottato lo scorso 31 gennaio, ma è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo il 3 aprile. Si tratta di una battaglia che la Lega ha portato avanti con convinzione dopo la modifica alla dicitura apportata dal governo Renzi nel 2015. Una battaglia volta a difendere la famiglia naturale, come lo stesso Salvini ha ricordato alcuni mesi fa: «La mia posizione – aveva spiegato alla testata Nuova bussola quotidiana – è fermamente contraria. Farò tutto quello che è possibile al ministero dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione».

La decisione del ministro dell’Interno appare però in netto contrasto rispetto alla posizione più volte espressa dall’Autorità garante della privacy. Contrariamente alla narrazione portata avanti da una certa parte politica, infatti, la scelta della dicitura neutra “genitore” rispondeva alla necessità di andare incontro a tutti quei casi in cui la patria potestà viene esercitata non dal padre e dalla madre ma da altri soggetti. Secondo il Garante, dunque, la reintroduzione delle vecchie categorie avrebbe effetti discriminatori.

La questione apre l’ennesimo fronte tra i due partiti di governo che, complice la campagna elettorale in vista delle europee, da alcune settimane hanno visto aumentare le occasioni di scontro e tensioni interne. Il Movimento 5 Stelle si è infatti detto contrario alla modifica proposta dalla Lega. Vincenzo Zoccano, sottosegretario alla Famiglia, aveva infatti commentato che «Il tema del genitore 1 e genitore 2 non sta nel contratto di questo governo, quindi noi ragioniamo nei termini della legge vigente». Ancora più netta la presa di posizione della sindaca di Torino Chiara Appendino: «Noi rimaniamo dell’idea che sia giusto il passo in avanti che si è fatto e che la posizione di Salvini sia un passo indietro. Noi continueremo per la nostra strada e non faremo marcia indietro».

A prescindere dalle valutazioni nel merito, e in attesa di sapere se e come l’Autorità riterrà opportuno intervenire, la promessa fatta da Matteo Salvini risulta rispettata.

PROMESSA RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Matteo Salvini

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

LEAVE A COMMENT