Nessun accordo sui rimborsi per i risparmiatori truffati. Scontro M5S-Tria

Il fondo sui rimborsi ai risparmiatori truffati accende un nuovo fronte nel governo. Da un lato il M5S, che vorrebbe un indennizzo generalizzato per tutti; dall’altra Tria, che vorrebbe porre dei paletti per evitare l’accusa di danno erariale.

rimborsi ai risparmiatori truffati

Foto: Il Fatto Quotidiano

Non c’è ancora l’accordo sui rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche. A nulla è servito il consiglio dei Ministri fiume di ieri, durato oltre tre ore. Il provvedimento, dunque, non sarà inserito all’interno del decreto Crescita approvato ieri con la formula «salvo intese». A pesare è la distanza tra il Movimento 5 Stelle, che spinge per l’approvazione rapida della norma, e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che invece è più cauto. Inutile la mediazione del premier Conte, che pure ieri si era mostrato ottimista. Nel mezzo la Lega, che si dice «stufa dei troppi no».

A influire sulle scelte di Tria la necessità di evitare l’ennesimo scontro frontale con l’Unione Europea. L’intervento voluto dal M5S potrebbe infatti portare all’accusa di danno erariale. Per questo, il Mef vorrebbe inserire dei paletti al meccanismo di rimborso senza arbitrati. Ma dai 5 Stelle fanno sapere di essere contrari: «Nessuna norma può essere inserita senza accordo delle associazioni dei risparmiatori», è la linea dettata da Di Maio. Vogliamo che i risparmiatori siano pagati senza arbitrati e contenziosi, devono essere indennizzati», ha insistito. «Il premier incontrerà le associazioni dei risparmiatori, perché nulla si fa senza il dialogo con loro, l’obiettivo è risarcirli direttamente con la norma messa in legge di bilancio e le soluzioni tecniche che condivideremo con loro». La palla torna dunque nelle mani di Conte, che dovrà tentare un’altra mediazione in vista del Cdm fissato per lunedì.

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Il fondo per i risparmiatori truffati dalle banche è stato istituito con la legge di bilancio 2019. Il fondo, pari a 525 milioni nel prossimo triennio, si rivolge a persone fisiche, imprenditori individuali o coltivatori diretti, organizzazioni di volontariato, associazioni sociali e microimprese con meno di 10 occupati e fatturato inferiore ai 2 milioni di euro, colpiti dal crac delle banche finite in liquidazione coatta tra il 2015 e il 2018. Condizione necessaria per accedere il fondo, si legge, è che le azioni o obbligazioni bancarie siano state vendute «con violazioni massive degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza (misselling)».

Agli azionisti andrà un indennizzo del 30% dell’investimento. Per i bondisti, invece, la percentuale sale al 95% (comunque entro i 100 mila euro a testa, al netto di eventuali rimborsi ricevuti a titolo di transazione o risarcimento). La domanda di rimborso dovrà essere presentata tramite PEC entro 180 giorni dalla presentazione del decreto attuativo, che dovrebbe arrivare entro fine gennaio. A gestire il fondo sarà direttamente il ministero dell’Economia, che inizierà a erogare il ristoro a chi, nel 2018, aveva un Isee inferiore ai 35 mila euro.

Già in quel momento il Mef aveva espresso forti perplessità sulla misura. La formulazione adottata nel testo, sopra riportata, non prevede una verifica caso per caso e riguarda anche chi ha acquistato i titoli non direttamente dalle banche. «L’eliminazione della condizione dell’accertamento e del relativo danno, e la conseguente automatica corresponsione dell’indennizzo, in ragione di criteri vaghissimi e non qualificanti, non possono essere considerati compatibili con i limiti imposti dall’UE», si legge nella nota dei tecnici del Mef divulgata il 16 dicembre. Al momento da Bruxelles non sono arrivati moniti. Ma non si esclude che chiarimenti possano essere richiesti nei prossimi mesi.

Daniele

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