Salvini vorrebbe la flat tax nel Def. Tria e Conte frenano: «Congiuntura economica sfavorevole»

Da un lato Salvini, che vuole l’estensione della flat tax nel Def su cui il governo è al lavoro. Dall’altro Conte e Tria, che invitano alla prudenza vista la congiuntura economica sfavorevole che l’Italia sta attraversando.

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Foto: Polisblog.it

La flat tax torna a riaccendere le tensioni tra M5S e Lega. Matteo Salvini non si accontenta dell’aliquota al 15% per le partite Iva sotto i 60 mila euro approvata con la legge di bilancio e punta a estendere la platea dei beneficiari già nel Documento di economia e finanza su cui è al lavoro il ministro Tria. Il quale, dal canto suo, preferirebbe invece rinviare la questione a settembre, quando si riapriranno i lavori per la nuova manovra. Parole su cui convergono anche i pentastellati, per i quali le priorità al momento sono altre.

Ma la Lega non ci sta e Matteo Salvini punta i piedi. «La misura è nel contratto di governo. Non serve a Salvini, ma agli italiani». Pertanto «dovrà essere sicuramente inserita nel Def. È una nostra priorità e c’è nel contratto di governo. Quindi, come noi rispettiamo e approviamo quello che c’è nel contratto e che magari non è nel dna della Lega – e penso al reddito di cittadinanza -, altrettanto rispetto sul tema fiscale lo chiediamo agli altri».

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«Flat tax? Certo. Noi siamo leali al contratto e la flat tax è nel contratto», è la replica del Movimento 5 Stelle. «Non abbiamo mai detto di non volerla, bensì abbiamo affermato che non bisogna fare facile campagna elettorale su certe misure, perché sono ambiziose e costano. D’altronde è stata la Lega a dire che costa 12 miliardi». Quindi l’affondo: «Noi siamo sempre stati leali al contratto. Chi lo è stato meno è la Lega». Sulla questione si è espresso anche il vicepremier Di Maio, ospite a Che tempo che fa su Rai1. «La flat tax si deve fare, ma non deve aiutare i ricchi», ha commentato.

Anche il premier Conte è intervenuto, confermando sostanzialmente la posizione di Tria. «La flat tax è nel nostro programma di governo – ha spiegato -. Sicuramente dobbiamo completare questo pilastro del nostro programma riformatore nella prossima manovra. La congiuntura tuttavia non è favorevole, ma speriamo che questa fase finisca quanto prima».

A complicare lo scenario è infatti il preoccupante quadro macroeconomico. Tutte le previsioni per il 2019 danno il Pil italiano prossimo allo 0, fanalino di coda rispetto agli altri Paesi UE. Qualora l’Italia non riesca a raggiungere gli obiettivi di crescita indicati nella manovra, sarà difficile scongiurare l’aumento dell’Iva (pari a 23 miliardi) previsto nelle clausole di salvaguardia. Sebbene Conte si sia mostrato fiducioso – il governo «farà di tutto per impedire l’aumento dell’Iva», ha dichiarato -, il momento resta particolarmente delicato. Da qui la prudenza di Palazzo Chigi e del Tesoro, che chiedono maggiore accortezza visto lo stato delle finanze pubbliche.

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Daniele

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