Made in Italy, la legge sui marchi storici sarà contenuta nel decreto Crescita

La norma, promessa da Di Maio e poi presentata dalla Lega, prevede pesanti sanzioni per i marchi storici che decidano di chiudere i propri stabilimenti o di delocalizzare all’estero.

marchi storici

Foto Vincenzo Livieri – LaPresse

Sarà contenuta all’interno del decreto Crescita la norma a difesa del made in Italy che legherà i marchi storici al territorio. La legge era stata annunciata dal ministro Di Maio a novembre per impedire la chiusura dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure (le cui attività sono state terminate a febbraio 2019) ed è stata poi presentata dalla Lega a marzo.

Il provvedimento in questione prevede l’istituzione presso l’Uibm di un registro dei marchi storici. Questi ultimi sono definiti come quei marchi registrati, relativi a un’impresa produttiva nazionale di eccellenza storicamente collegata a uno specifico luogo di produzione, la cui domanda di registrazione sia stata depositata da più di 50 anni. Al registro potranno accedere solo le aziende con un’unità produttiva nel territorio italiano. L’Uibm può procedere d’ufficio nel caso in cui l’impresa in questione decida di cessare l’attività o di delocalizzare la produzione all’estero. Sono venute meno le proposte di Lega e Mef, che prevedevano rispettivamente la decadenza dal diritto all’uso del marchio e il commissariamento dell’azienda in caso di mancato rispetto degli obblighi previsti dalla norma.

In particolare, essa prevede che ogni tre mesi le aziende interessate debbano informare il ministero dello Sviluppo economico sulle proposte d’acquisto ricevute. Qualora intendano delocalizzare o chiudere, dovranno indicare i motivi economici e finanziari; le azioni tese a ridurre gli impatti occupazionali; le azioni che si intende portare avanti per cercare nuovi acquirenti; l’opportunità, per i dipendenti, di presentare un’offerta pubblica di acquisto o di recuperare gli asset. Qualora invece non riceva proposte d’acquisto, dovranno presentare al Mise una relazione. Violare queste norme comporterà una sanzione amministrativa fino al 3% del fatturato medio annuo conseguito nell’ultimo triennio.

Qualora l’impresa sia intenzionata comunque a delocalizzare o chiudere lo stabilimento, verrà avviata una mediazione tra impresa e Mise per la reindustrializzazione e l’utilizzo del marchio, in maniera simile a quanto già accade oggi coi tavoli di crisi.

La legge prevede infine l’istituzione di un logo dei marchi storici, da utilizzare per finalità commerciali e promozionali.

 

Redazione La Clessidra

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