Economia: il governo presenta il Def. Crescita ferma allo 0,2% e rapporto deficit/Pil al 2,4%

Crescita ferma allo 0,2% (contro l’1% previsto). Rapporto deficit/Pil in aumento al 2,4%, debito pubblico al 132,7% e aumento dell’Iva per 23 miliardi. Questo il quadro macroeconomico delineato dal Def, che testimonia l’impatto ridotto (almeno per il 2019) sulla crescita di quota 100 e reddito di cittadinanza.

Def

Foto: Il Fatto Quotidiano

Sono stati ufficializzati ieri i dati che il governo presenterà nel Documento di economia e finanza (Def), che delineerà il quadro macroeconomico per la prossima legge di bilancio. Cifre e numeri che, lontani anni luce da quelli indicati nella manovra approvata a dicembre, mettono nero su bianco le difficoltà dell’economia italiana in una fase di recessione tecnica.

A preoccupare sono in primo luogo le stime di crescita del Pil, ferme allo 0,1% (e destinate a salire allo 0,2% per effetto dei decreti Crescita e Sblocca cantieri). Il Def mette poi nero su bianco l’impatto di quota 100 e reddito di cittadinanza sulla crescita nel 2019: pari a 0 per la prima (per poi passare al +0,6% nel 2020 e crescere fino al +0,9% nel 2022) e a +0,2% per la seconda (che passerà a +0,4% nel 2020). In altre parole, i dati certificano la scarsa efficacia – almeno per il momento – delle due misure simbolo di Lega e Movimento 5 Stelle, che appaiono insufficienti a stimolare la domanda interna e la crescita economica.

La situazione è resa ancora più delicata dall’andamento del rapporto deficit/Pil, destinato a salire al 2,4% nel 2019 (per poi ridursi fino all’1,8% nel 2021). Percentuali ben più alte di quelle (1,8% e 1,5%) indicate dall’esecutivo nella precedente manovra. In calo il deficit strutturale, che dovrebbe arrivare a -0,8% nel 2022. Quanto al debito pubblico, il Def conferma l’ulteriore crescita al 132,7% del Pil, che dovrebbe ridursi al 129,8% nel 2022.

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Nel Documento vengono quindi confermate le clausole di salvaguardia, con il conseguente aumento dell’Iva e i 23 miliardi di accise da trovare qualora non venissero raggiunti i traguardi indicati nella legge di bilancio passata. Nella bozza si «conferma la legislazione vigente in materia fiscale» «nell’attesa di definire nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Nota di aggiornamento del Def, misure alternative e un programma di revisione della spesa pubblica».

C’è poi il capitolo dismissioni e privatizzazioni degli immobili pubblici. Nel triennio 2019-21 sono previste entrate per 1,25 miliardi, pari allo 0,3% del Pil. Cifre che impallidiscono di fronte a quelle indicate in precedenza, che ammontavano a 18 miliardi di euro per il solo 2019.

Volendo guardare il bicchiere mezzo pieno, il Def prevede un turnover nel pubblico impiego pari al 35% grazie a quota 100. Quanto all’occupazione, le previsioni indicano che «nel 2022, risulterebbe maggiore di 1,1 punti percentuali rispetto ai livelli dello scenario base, con un numero maggiore di occupati pari a circa 260 mila unità».

Infine, rimane l’incognita della flat tax. Stando alle ultime indiscrezioni, l’esecutivo sarebbe al lavoro su un sistema a due aliquote (a ben vedere difficilmente catalogabile come flat tax), pari al 15% e al 20%. L’obiettivo è «ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese e di snellire gli adempimenti relativi al pagamento delle imposte». Resta però il nodo delle coperture, che potrebbero essere rinvenute con dei tagli alle agevolazioni fiscali.

Daniele

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