Approvato il taglio delle pensioni d’oro dei dipendenti della Camera

A renderlo noto il presidente della Camera Roberto Fico, secondo il quale il taglio delle pensioni d’oro dei dipendenti di Montecitorio produrrà un risparmio di 20 milioni di euro all’anno per cinque anni.

taglio delle pensioni d'oro

Ieri l’Ufficio di presidenza della Camera ha approvato il taglio delle pensioni d’oro dei dipendenti di Montecitorio. A darne l’annuncio è stato il presidente dell’Aula Roberto Fico. «Abbiamo recepito una norma della legge di bilancio, quella sulle pensioni d’oro, che si applica anche agli organi costituzionali – ha precisato -. Siamo riusciti a fare un taglio delle pensioni per i dipendenti ed ex dipendenti delle pensioni superiori a 100mila euro. Una misura di giustizia sociale e di buon senso – ha poi aggiunto – che varrà per i prossimi cinque anni, esattamente come quella varata dalla legge di Bilancio per tutti i cittadini italiani».

Secondo Fico il taglio sarà «del 15% per chi percepisce pensioni tra 100 e 130mila euro all’anno, del 25% per le pensioni da 130 a 200mila euro, del 30% per le pensioni fra i 200 e i 350mila euro, del 35% per le pensioni tra 350 e 500mila euro e del 40% per pensioni superiori a mezzo milione di euro. Il taglio sarà applicato per cinque anni e determinerà un risparmio di 20 milioni all’anno, che sommati ai vitalizi danno un risparmio di 60 milioni all’anno attuato alla Camera». Il provvedimento si propone di rinsaldare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni: «ferite aperte che stiamo provando a rimarginare».

Il taglio delle pensioni d’oro dei dipendenti di Montecitorio va nella stessa direzione di provvedimenti analoghi, come il ricalcolo con metodo contributivo dei vitalizi degli ex parlamentari proposto dallo stesso Fico. Obiettivo comune dei due provvedimenti è contenere i costi della politica e ridurre i cosiddetti privilegi della casta, con misure dall’evidente carattere simbolico. Per un approfondimento sul taglio dei vitalizi, rimandiamo all’apposito articolo (QUI).

La norma approvata ieri recepisce quanto contenuto nella legge di bilancio in materia di pensioni d’oro. Essa stabilisce infatti che il taglio si applichi a tutte le pensioni di importo superiore ai 5 mila euro netti al mese sotto forma di contributo di solidarietà. Il taglio viene calcolato sulla base di cinque fasce di aliquota e il suo ammontare è così suddiviso:

  1. del 15% per i redditi tra i 100 mila e i 130 mila euro annui lordi;
  2. del 25% per i redditi tra i 130 mila e i 200 mila euro annui lordi;
  3. del 30% per i redditi tra i 200 mila e i 350 mila euro annui lordi;
  4. del 35% per i redditi tra i 350 mila e i 500 mila euro annui lordi;
  5. del 40% per i redditi superiori ai 500 mila euro annui lordi.

Sono escluse dal trattamento le pensioni di invalidità e quelle riconosciute ai superstiti o alle vittime del dovere o di azioni terroristiche. Al taglio delle pensioni d’oro si affianca inoltre la rimodulazione dell’indicizzazione (ovvero l’adeguamento dell’importo all’andamento dell’inflazione) per un periodo di tre anni, dal 2019 al 2021. La misura si applica alle pensioni dai 1500 euro lordi mensili. Secondo le stime dell’esecutivo, grazie ai tagli si riusciranno a risparmiare 76,1 milioni di euro nel 2019, 76,6 nel 2020, 83,3 nel 2021, 86,7 nel 2022 e 89,9 nel 2023 (cifre ben inferiori rispetto al miliardo di risparmi che Di Maio aveva annunciato lo scorso giugno).

Daniele

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