Immigrazione: scontro M5S-Lega sulla direttiva sui porti chiusi

La direttiva sulla chiusura dei porti, varata dal Viminale il 15 aprile, apre un nuovo scontro tra M5S e Lega. Per Di Maio i migranti «non li fermiamo con una direttiva». Per Trenta «Con la guerra in Libia i migranti diventano rifugiati».

direttiva

Foto: Tiziana Fabi, Alberto Pizzoli / AFP

A poco più di un mese dalle elezioni europee, tra Movimento 5 Stelle e Lega la tensione si fa sempre più palpabile. A riaccendere lo scontro tra i due vicepremier, Di Maio e Salvini, la questione immigrazione. Lo scorso 15 aprile, il Viminale ha varato una direttiva che impone alle Ong il divieto di attraccare nei porti italiani e ai migranti il divieto di accesso ai nostri confini. Così facendo, il leader del Carroccio dà seguito a quello slogan – porti chiusi – finora rimasto privo di fondamento giuridico.

La direttiva infastidisce però il Movimento 5 Stelle, che pure finora non ha mancato di dare pieno sostegno alla linea portata avanti dal ministro dell’Interno. «Se veramente abbiamo il problema di 800 mila migranti in Italia (in seguito al riaccendersi della guerra in Libia, ndr),di certo non li fermiamo con una direttiva che nessuno ha mai ascoltato, lo dico a Salvini con tutta l’amicizia», ha commentato Di Maio dal suo viaggio in visita ad Abu Dhabi. «Se vogliamo aiutare l’Italia – ha aggiunto rivolto al leader leghista – molliamo quei Paesi che non accolgono i migranti, invece di allearci con loro, da Orban in giù».

Anche la ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha replicato piccata all’iniziativa di Salvini. «Con una guerra – ha spiegato – i migranti diventano rifugiati». A suscitare l’irritazione della ministra il fatto che la direttiva non coinvolga solo la Polizia, ma anche Carabinieri, Guardia di Finanza, Marina Militare, Guardia Costiera e capo di Stato maggiore della Difesa.

Dalla Lega fanno però quadrato intorno al ministro dell’Interno. La direttiva – si difendono – si ispira all’art. 12 del Testo Unico sull’immigrazione, secondo cui le navi della Marina Militare «possono essere utilizzate» per «concorrere alle attività di polizia in mare». Lo stesso Testo, all’art. 11, conferisce al ministro dell’Interno la responsabilità di adottare «le misure necessarie per il coordinamento unificato dei controlli sulla frontiera marittima e terrestre italiana». Di conseguenza, concludono, l’iniziativa del ministro Salvini è del tutto legittima e ha come obiettivo la difesa dei confini nazionali in quanto – è il leitmotiv – tra i migranti soccorsi dalle Ong e trasportati in Italia si potrebbero nascondere presunti terroristi.

Quel che è certo è che la tensione tra i due partiti, ormai in piena campagna elettorale in vista del voto di maggio e intenti a differenziarsi il più possibile, è destinata a crescere nelle prossime settimane. Lo stesso Quirinale potrebbe essere chiamato in causa. Secondo varie fonti, infatti, al centro dell’incontro di ieri tra il premier Conte e il Capo dello Stato ci sarebbe stata proprio la direttiva emanata dal Viminale. Direttiva che, peraltro, è arrivata in concomitanza con l’iscrizione nel registro degli indagati di Salvini, Di Maio, Toninelli e Conte per il caso della Sea Watch 3.

Daniele

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