Tria conferma l’aumento dell’Iva se non saranno individuate «misure alternative»

Nella sua audizione sul Def, il ministro dell’Economia ha confermato l’aumento dell’Iva a partire dal 2020 nel caso in cui non vengano definite misure alternative. Unanime la replica di M5S e Lega, che assicurano: «Non ci sarà alcun aumento delle tasse».

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Foto: Il Post

Salvo nuove indicazioni, l’aumento dell’Iva a partire dal 2020 è confermato. A dirlo è stato il ministro dell’Economia Giovanni Tria nella sua audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. «La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative», ha spiegato, aggiungendo che «lo scenario tendenziale incorpora gli incrementi dell’Iva e delle accise dal 2020-2021».

Come prevedibile, le parole del ministro hanno suscitato l’immediata reazione del governo. Movimento 5 Stelle e Lega si sono dissociati dalle dichiarazioni di Tria, affrettandosi a garantire che l’Iva non aumenterà. «Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, deve essere chiaro», è stato il commento di Luigi Di Maio. «L’obiettivo è ridurre le tasse a famiglie e imprese. Serve la volontà politica. Noi ce l’abbiamo e mi auguro che ce l’abbiano anche gli altri. Abbiamo già soluzioni per evitare l’aumento dell’Iva». Fonti interne ai 5 Stelle si sono spinte oltre: «Se Tria vuole un aumento dell’Iva può passare al Pd. Con questa maggioranza non esiste», hanno riferito ad alcune agenzie di stampa.

«Il ministro dell’Economia da sempre deve avere nella prudenza la sua dote migliore, noi stimoleremo un po’ di coraggio» è stata la replica di Matteo Salvini. «Sulla flat tax si parte, sulle autonomie e la sburocratizzazione si parte, le idee le abbiamo chiare, e l’Iva non aumenta. Sappiamo dove trovare le risorse, ma prima le cose le facciamo poi le diciamo». Quindi l’affondo: «L’Iva non aumenterà. Punto. Questo è l’impegno della Lega. Siamo al governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi».

I due vicepremier hanno quindi fatto sapere che il governo è al lavoro per individuare quelle misure alternative necessarie a evitare l’aumento dell’Iva, che passerebbe dall’attuale 22% al 25%. A oggi, tuttavia, non è chiaro dove intendano trovare le coperture per farlo. Per disinnescare le clausole di salvaguardia servono 23 miliardi, che non possono essere ottenuti tramite il deficit per mantenere il rapporto deficit/Pil sotto il 3%. A questi vanno aggiunte le risorse necessarie a far fronte all’estensione della flat tax a famiglie e imprese che, almeno nell’immediato, produrrà inevitabilmente un minor gettito fiscale.

L’operazione è resa ancora più complicata dall’andamento dell’economia italiana e internazionale e dai dati contenuti proprio nel Def, che certificano l’impatto pressoché nullo di reddito di cittadinanza e quota 100 nel breve periodo. Nonostante questo, Tria si è detto fiducioso sugli effetti delle due misure, che serviranno ad aumentare il reddito disponibile delle famiglie, stimolare i consumi, l’occupazione e gli investimenti. Per il ministro le tendenze per il 2019 «mostrano dati incoraggianti. La produzione ha invertito il trend negativo e ha segnato due incrementi rilevanti a gennaio e febbraio con l’indice destagionalizzato superiore dell’1,3% al livello medio del periodo precedente, segnali positivi arrivano anche dall’indice del settore terziario. Tutti elementi che lasciano ritenere che la previsione di crescita per il 2019 sia equilibrata e conferma in tal senso è arrivata ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio che ha validato il quadro programmatico».

Dure le critiche delle opposizioni. Per Matteo Renzi «Salvini e Di Maio stanno giocando una partita pericolosa sulla pelle degli italiani e del ceto medio. Non resta che aspettare e il tempo farà giustizia delle incredibili bugie che questi signori hanno raccontato». «La conferma dell’Iva è una notizia terribile, una decisione che colpirà le famiglie», ha commentato Silvio Berlusconi. Preoccupazione è stata espressa anche dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, per il quale è necessaria «una riforma fiscale complessiva che sostenga realmente il mondo economico, che punti allo sviluppo».

Daniele

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