Approvata la relazione al Def. Il governo si impegna a evitare l’aumento dell’Iva

La relazione adottata ieri da Camera e Senato impegna il governo ad adottare un piano di spending review volto a impedire l’aumento dell’Iva a partire dal 2020.

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Dopo le parole dei vicepremier Di Maio e Salvini arriva l’impegno ufficiale. Entrambi i rami del Parlamento hanno approvato ieri la risoluzione di maggioranza sul Def, con la quale M5S e Lega si impegnano ad adottare misure volte a disinnescare le clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’Iva a partire dal 2020. Allo stesso tempo – si legge -, il governo si impegna a proseguire nel processo di semplificazione fiscale attraverso l’estensione della flat tax a famiglie e imprese.

L’approvazione della relazione è seguita alle parole pronunciate mercoledì dal ministro Tria durante la sua audizione presso la commissione Bilancio di Camera e Senato. In quell’occasione, il titolare del Mef aveva affermato che «La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative». Immediata la replica dei due partiti di governo, affrettatisi a prendere le distanze da una dichiarazione così dirompente. «Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, deve essere chiaro», è stato il commento di Luigi Di Maio. «L’Iva non aumenterà. Punto. Questo è l’impegno della Lega. Siamo al governo per abbassare le tasse, non per aumentarle come hanno fatto gli altri governi», ha fatto seguito Matteo Salvini.

Lo stesso Tria, in seguito all’approvazione della relazione, si è mostrato più fiducioso. «Con il prossimo Bilancio verranno adottate misure certamente finalizzate a evitare le clausole», ha commentato. Quanto all’ipotesi di una manovra correttiva, ha ribadito la linea indicata pochi giorni prima: «Non faremo una manovra correttiva e al tempo stesso rispetteremo pienamente, forse anche con un lieve miglioramento, gli impegni presi con la Commissione Europea sul deficit strutturale. Non cambieremo i programmi e le misure».

Al fine di rispettare i vincoli di finanza pubblica, il testo approvato ieri prevede un piano di spending review. In particolare, prevede l’adozione di «un piano di razionalizzazione, riqualificazione e revisione della spesa pubblica», con particolare riferimento a «amministrazioni pubbliche, enti pubblici, nonché società controllate direttamente o indirettamente da amministrazioni pubbliche». Esclusa, almeno sulla carta, l’ipotesi della patrimoniale: il governo si impegna infatti a «non prevedere misure di incremento della tassazione sui patrimoni». Restano congelate le risorse destinate al trasporto pubblico locale che, assicura l’esecutivo, verranno individuate più avanti in sede di assestamento al bilancio.

Quanto agli aspetti più propositivi, la relazione dispone l’incremento del salario per professori e ricercatori nel triennio 2019-21. Dispone inoltre un piano di assunzioni e attività di supporto all’innovazione e alla ricerca in ambito sanitario, al fine di valorizzare «la funzione dei centri sanitari di nuova generazione» e di porre un freno alla fuga di cervelli. Infine, nella prospettiva di un regionalismo differenziato, il testo richiede l’individuazione dei «livelli essenziali di prestazione» nel settore scolastico, al fine di garantire a tutti gli studenti sul territorio nazionale il diritto allo studio.

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Daniele

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