Sicurezza: per la Corte Costituzionale i prefetti non possono sostituirsi ai sindaci

Per la Corte, la direttiva di Salvini che permetteva ai prefetti di sostituirsi ai sindaci inadempienti rappresenta una violazione dell’autonomia costituzionalmente garantita. Respinti invece i ricorsi delle Regioni sulle norme in materia di immigrazione contenute nel decreto Sicurezza.

prefetti

AGGIORNAMENTO DEL 23/06/2019

La Corte Costituzionale si è espressa in merito ai ricorsi presentati dalle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria circa alcune norme previste dal decreto Sicurezza e dalla direttiva adottata il 17 aprile dal Viminale. In particolare, la Corte ha accolto le perplessità riguardanti la norma che consentiva ai prefetti di sostituirsi ai sindaci inadempienti, considerando tale ingerenza una vera e propria violazione dell’autonomia costituzionalmente garantita a Comuni e province.

Allo stesso tempo, sono stati respinti i ricorsi riguardanti le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e sistema Sprar. Secondo i giudici, tali norme non vanno a ledere le materie di competenza regionale – come invece sostenuto dai ricorrenti.

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Contrastare il degrado urbano. Questa la motivazione dietro la direttiva varata dal ministro Salvini lo scorso 17 aprile che propone misure drastiche per «rafforzare la sicurezza delle città». In sostanza, nelle città dove i sindaci non si impegnino a sufficienza per contrastare l’illegalità e il degrado, la direttiva autorizza i prefetti a «intervenire per supplire alle loro carenze». Spesso, si legge, nelle grandi città «si registrano fenomeni antisociali e di inciviltà lesivi del “buon vivere”, particolarmente in determinati luoghi caratterizzati dal persistente afflusso di un notevole numero di persone, sovente in condizioni di disagio sociale. L’esperienza nei territori – prosegue – ha evidenziato l’esigenza di intervenire con mezzi ulteriori ogni qual volta emerga la necessità di un’azione di sistematico “disturbo” di talune condotte delittuose che destano nella popolazione un crescente allarme sociale».

«In caso di sindaci distratti – ha commentato Salvini – c’è sempre il supporto dei prefetti. Un esempio è l’ordinanza anti balordi del prefetto di Firenze Laura Lega, sulla base della quale emanerò a breve una direttiva che verrà applicata in tutta Italia». Il riferimento va all’ordinanza approvata il 10 aprile nel capoluogo toscano che individua delle vere e proprie zone rosse, l’accesso alle quali è di fatto vietato alle persone «dedite ad attività illegali» in materia di stupefacenti, reati contro la persona o a quelle attenzionate per danneggiamento di beni o violazione della normativa sull’esercizio del commercio nelle aree pubbliche.

Piccata la reazione di Luigi Di Maio, sempre più impegnato a differenziarsi rispetto all’alleato di governo in vista delle elezioni europee. «Non saprei che dire. Io sono dell’opinione che chi governa lo scelgono i cittadini. È l’abc della democrazia», ha commentato. Per Antonio Decaro, presidente dell’Anci, «Noi (sindaci, ndr) amministriamo ogni giorno, tra mille difficoltà, e non abbiamo bisogno di essere commissariati da nessuno. Se Salvini ci avesse chiamati per affrontare seriamente il problema del degrado urbano nelle città – ha aggiunto – gli avremmo detto che varare zone rosse è un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto. Non risolve il problema, lo sposta altrove».

La scelta di Salvini è tuttavia in diretto contrasto con uno dei leitmotiv della campagna elettorale del 4 marzo: l’eliminazione della figura del prefetto. Lo scorso maggio, ad esempio, l’allora neo-eletto Senatore leghista assicurava: «Cancelleremo la figura del prefetto per dare potere ai sindaci, che sono gli unici che vengono eletti». Tale promessa, pertanto, va considerata non rispettata.

PROMESSA NON RISPETTATA (leggi QUI)

Leggi tutte le promesse di Matteo Salvini

Redazione La Clessidra

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