Governo diviso sul Salva Roma. Salvini: «No a Comuni di serie A e di serie B»

Dal M5S rilanciano: «Il Salva Roma è a costo zero. La Lega non ha capito di cosa si tratta, ne parla solo per nascondere l’indagine su Siri».

salva roma

Foto: Il Fatto Quotidiano

Si fa sempre più acceso lo scontro politico tra Lega e Movimento 5 Stelle. Oltre alla vicenda giudiziaria del sottosegretario leghista Armando Siri, al quale i pentastellati chiedono un passo indietro, a gettare ombre sulla tenuta dell’esecutivo ci pensa il cosiddetto Salva Roma (o Salva Italia, a seconda dei punti di vista). Dal Carroccio si dicono contrari alla norma e assicurano: «Non esistono comuni di serie A e serie B. O si aiutano tutti i comuni e i sindaci in difficoltà o nessuno. La Lega non vota norme che creano disparità». Dal canto loro, i pentastellati non sembrano intenzionati a cedere sulla questione. «Ne parlano per nascondere l’indagine su Siri. Il provvedimento di cui parlano, che loro chiamano Salva Roma e poi Salva Raggi, è totalmente a costo zero. Non andiamo oltre, ci fermiamo qui. Sarebbe paradossale spiegare qualcosa che capirebbe anche un bambino». Parole pesanti da entrambe le parti, che aprono una rottura senza precedenti tra i due partiti di governo a poco più di un mese dalle elezioni europee.

Annunciato lo scorso 4 aprile dalla sindaca della Capitale Virginia Raggi e dal viceministro all’Economia Laura Castelli, il provvedimento si propone di chiudere entro il 2021 la struttura commissariale che gestisce i debiti accumulati da Roma fino al 2008, per un ammontare pari a 12 miliardi. Al momento, i debiti vengono ripagati con una combinazione di fondi statali (300 milioni all’anno) e fondi comunali (200 milioni). Con la chiusura della struttura commissariale, la gestione dei debiti passerebbe al Comune. A partire dal 2022, lo Stato si farebbe carico di una parte dei debiti compensandoli con una «riduzione minima del contributo statale destinato ogni anno al commissario». Obiettivo dell’operazione è mettere in sicurezza il piano di rientro fino al 2048.

Secondo il M5S, l’operazione non avrebbe costi per gli italiani. Al contrario, produrrebbe risparmi (stimati in circa 2 miliardi) e metterebbe più risorse a disposizione per i cittadini. Parere non condiviso però dalla Lega, che chiede lo stralcio della norma per non creare disparità di trattamento tra i vari enti locali. «Sul cosiddetto Salva Roma la Lega forse non ha capito di cosa si tratta, visto che parliamo della chiusura di un commissariamento a costo zero che permetterà ai romani di non pagare più gli interessi su un debito vecchi di 20 anni, che creò proprio il centrodestra con Berlusconi al governo», è la posizione ufficiale del Movimento. «O tutti o nessuno, in democrazia funziona così», è la replica di Matteo Salvini. «Non ci sono Comuni di serie A e Comuni di serie B. Se in tanti hanno dei problemi aiutiamoli, altrimenti non ci sono quelli più belli e quelli più brutti». Quindi l’affondo alla sindaca Raggi: «A Roma mi sembra che ci sia un sindaco che non ha il controllo della città, dei conti, della pulizia e delle strade. Quindi noi regali non ne facciamo».

Il consiglio dei Ministri nel quale dovrà essere approvato il decreto Crescita (con formula «con intese») è fissato per stasera. Al suo interno dovrebbe essere compreso anche il Salva Roma. In queste ore il premier Conte è alla ricerca di una mediazione tra i due partiti di maggioranza. Alla luce degli avvenimenti delle ultime giornate, prende sempre più piede l’ipotesi della caduta del governo nei mesi successivi alle elezioni europee.

Daniele

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