Il Cdm approva (a metà) il Salva Roma. Resta alta la tensione nel governo

Dopo 4 ore di vertice, sono stati approvati i commi 1 e 7 del Salva Roma. Sugli altri dovrà esprimersi il Parlamento. Alcuni retroscena descrivono l’ira del premier Conte nei confronti di Salvini: «Non siamo i tuoi passacarte».

salva roma

Foto: Ansa

È durato quattro ore il consiglio dei Ministri di ieri sera. Al centro dell’incontro il decreto Crescita e, in particolare, il cosiddetto Salva Roma su cui negli ultimi giorni si è incendiato lo scontro tra M5S e Lega. Alla fine la norma, voluta dai pentastellati e fortemente osteggiata dal Carroccio, è stata approvata. Tuttavia sarebbe più corretto parlare di approvazione parziale. La Lega ha infatti ottenuto che vengano stralciate ampie parti del testo originale. Solo i commi 1 e 7 sono stati approvati; sugli altri «deciderà il Parlamento».

Nonostante difficilmente il M5S si possa dire soddisfatto dell’esito della querelle, nel Movimento cercano di mostrare serenità. «È un punto di partenza», hanno commentato. «Siamo sicuri che il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani». Ben più ottimista Matteo Salvini, per il quale «i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani».

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Il vertice è stato caratterizzato da forti tensioni. Stando ai retroscena, anche il premier Conte si sarebbe detto infastidito dal comportamento di Salvini che, dopo appena un’ora di riunione, aveva dichiarato ai giornalisti che il Salva Roma sarebbe stato interamente stralciato, costringendo il Movimento 5 Stelle all’immediata smentita. «Il consiglio dei Ministri è un organo collegiale», avrebbe detto Conte al vicepremier. «Non siamo qui a fare i tuoi passacarte. Devi portare rispetto a me e a ciascuno dei ministri che siedono intorno a questo tavolo».

Annunciato lo scorso 4 aprile dalla sindaca della Capitale Virginia Raggi e dal viceministro all’Economia Laura Castelli, il provvedimento si propone di chiudere entro il 2021 la struttura commissariale che gestisce i debiti accumulati da Roma fino al 2008, per un ammontare pari a 12 miliardi. Al momento, i debiti vengono ripagati con una combinazione di fondi statali (300 milioni all’anno) e fondi comunali (200 milioni). Con la chiusura della struttura commissariale, la gestione dei debiti passerebbe al Comune. A partire dal 2022, lo Stato si farebbe carico di una parte dei debiti compensandoli con una «riduzione minima del contributo statale destinato ogni anno al commissario». Obiettivo dell’operazione è mettere in sicurezza il piano di rientro fino al 2048.

Daniele

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