Bonus matrimoni: in esame la proposta della Lega. Esclusi i riti civili

Il bonus matrimoni prevede detrazioni fino a 4 mila euro per i giovani under 35 con Isee inferiore a 23 mila euro complessivi che si sposeranno con rito religioso.

bonus matrimoni

Ha fatto molto discutere, gli scorsi giorni, il progetto di legge a firma leghista riguardante il cosiddetto bonus matrimoni, che sarà esaminata nelle prossime settimane dalla commissione Finanze della Camera. Nello specifico, la legge introdurrebbe una detrazione fino a 4 mila euro per i giovani under 35 a basso reddito, ma solo per chi si sposa con rito religioso. La proposta della Lega, presentata lo scorso novembre e sostenuta da 51 Deputati, ha come obiettivo contrastare la riduzione del numero di matrimoni. Secondo l’Istat, si è passati da un totale di 250.360 unioni del 2007 alle 191.287 unioni del 2017.

L’obiettivo, si legge nel testo, è «agevolare quelle giovani coppie che intendono celebrare il matrimonio religioso e che avranno la possibilità di usufruire della detrazione del 20 per cento delle spese connesse alla celebrazione del matrimonio religioso». L’ammontare massimo di tali spese è fissato a 20 mila euro: da qui il tetto di 4 mila euro per le detrazioni, da dividere in cinque quote in cinque anni.

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A beneficiare del bonus matrimoni sarebbero le giovani coppie under 35 con un Isee pari o inferiore a 23 mila euro totali (11.500 euro a testa). Per accedervi, occorre indicare nella dichiarazione dei redditi le spese sostenute (ornamenti in chiesa, fiori, abiti per gli sposi, ristorazione, bomboniere). Tali spese dovranno essere pagate tramite bonifico o con carta di credito o di debito, mentre non è consentito pagare con assegni o contanti. Il bonus richiederà una copertura finanziaria di circa 431.492.000 euro nel quinquennio.

Per come è strutturata, la norma escluderebbe tutti i matrimoni civili. Secondo l’Istat, nel 2017 le unioni civili sono state 94.715, di poco inferiori rispetto alle unioni religiose (96.572). Le ragioni della crescita esponenziale del ricorso al rito civile, si legge nella relazione alla ricerca, sarebbero da ricercare non tanto nella minor sensibilità religiosa della popolazione italiana, quanto piuttosto nei minori costi che esso comporta rispetto al rito religioso.

Redazione La Clessidra

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