Direttiva Bolkestein: l’Italia rischia la procedura di infrazione

Dopo la condanna del 2016, l’Italia rischia che l’Unione Europea avvii una procedura di infrazione per la mancata applicazione delle norme contenute nella direttiva Bolkestein. Il ministro Centinaio si mostra sprezzante: «Basta saperlo e avvisare i cittadini italiani».

direttiva bolkestein

«La strada è stretta, è come camminare su un filo di seta, al 99,9% andremo in infrazione comunitaria». Con queste parole, lo scorso dicembre, il ministro dell’Agricoltura e del Turismo Gian Marco Centinaio annunciava la volontà del governo di non sottoscrivere la direttiva Bolkestein che, tra le altre cose, disciplina la materia delle concessioni balneari. Parole che potrebbero rivelarsi profetiche. Stando alle ultime ricostruzioni, infatti, l’Italia potrebbe andare incontro a una procedura di infrazione per il mancato recepimento della normativa, il cui termine ultimo (2020) è stato posticipato di ulteriori 15 anni.

Con la norma inserita nella legge di bilancio 2019, anche il governo gialloverde ha scelto di andare incontro alle richieste dei titolari delle concessioni balneari, al momento sottoposti a un regime fiscale favorevole. Secondo quanto riporta La Stampa, ad esempio, nel 2016 lo Stato avrebbe incassato 103,2 milioni di euro a fronte di un giro di affari superiore a 2 miliardi all’anno. Considerando che in Italia le concessioni sono 25 mila, ciò significa che i gestori degli stabilimenti balneari hanno pagato in media 6 euro all’anno al metro quadro. Da qui la resistenza dei diretti interessati alla direttiva Bolkestein, che prevede che le concessioni vengano messe a gara a prezzi di mercato.

Se confermata, la procedura di infrazione farebbe seguito alla condanna ricevuta nel 2016 dalla Corte di Giustizia europea per lo stesso motivo. In quell’occasione, la Corte affermava che «Il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e di trasparenza. Orbene, la proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione».

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Lo scorso dicembre, di fronte al rischio dell’avvio della procedura di infrazione, il ministro Centinaio si era mostrato spregiudicato. «Basta saperlo e avvisare i cittadini italiani che, per una questione di dignità e tutela del nostro Paese, il ministro rischia di andare in infrazione ma consapevole di farlo», aveva dichiarato. A ben vedere, tuttavia, non sarà il ministro a dover sostenere la sanzione ma tutto il Paese e, in ultima istanza, i cittadini.

Oggi che quel rischio è diventato pressoché una certezza, l’esponente leghista è in cerca di una mediazione con Bruxelles. Ciononostante, si è detto non disponibile a tornare sui propri passi: «Cercheremo di far capire alla Commissione che le concessioni balneari non sono servizi e quindi non entrano nel perimetro della Bolkestein – ha dichiarato -. Stiamo studiando le argomentazioni da portare a Bruxelles. Faremo di tutto per evitare l’infrazione e per far capire all’Europa la nostra posizione. Se poi non sarà possibile, valuteremo la situazione. Sarà confermata la proroga senza gara».

La direttiva Bolkenstein è stata approvata dall’UE nel 2006, ma la sua entrata in vigore in Italia è stata sempre posticipata per via delle forti proteste di commercianti e artigiani. Al fine di incentivare lo sviluppo del mercato unico europeo, infatti, il testo prevede che ai bandi per il rinnovo delle licenze possano partecipare imprenditori provenienti da tutta Europa. Imprenditori e commercianti locali temono quindi di essere sostituiti dai concorrenti di altri Paesi, come quelli del blocco dell’est, che sono in grado di fare prezzi più bassi e competitivi.

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Daniele

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