Cannabis light: alcune precisazioni sulla direttiva voluta da Matteo Salvini

Contrariamente a quanto annunciato dal ministro Salvini, la direttiva non dispone la chiusura dei negozi che vendono cannabis light. Al contrario, si limita a sollecitare le questure a monitorare che vengano rispettate le indicazioni stabilite nella legge del 2016.

cannabis light

«La droga è un’emergenza nazionale devastante e dunque dobbiamo usare tutti i metodi democratici per chiudere questi luoghi di diseducazione di massa. Ora usiamo le maniere forti». Con queste parole il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha annunciato la sua nuova battaglia contro i negozi che vendono cannabis light. «Da domani (venerdì 9 maggio, ndr) darò istruzioni agli uomini della sicurezza per andare a controllare uno per uno i presunti negozi turistici di cannabis. Vanno sigillati uno per uno», ha poi aggiunto anticipando l’oggetto di una nuova direttiva in merito.

A ben vedere quest’ultima non prevede affatto la chiusura degli esercizi commerciali. Più semplicemente sollecita le questure a monitorare i requisiti delle rivendite, al fine di accertarsi che le «infiorescenze» non siano messe in vendita «in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente». E sono stati proprio tali controlli a portare alla chiusura di tre negozi in provincia di Macerata. Tali esercizi, infatti, sono stati sorpresi a vendere infiorescenze che superavano il limite dello 0,6% di Thc.

La vendita di cannabis light è regolata da una legge del 2016, che consente il commercio di prodotti a base di canapa con un contenuto di Thc inferiore allo 0,6% (contro un valore che normalmente si aggira intorno al 5-6%). La marijuana terapeutica, invece, può essere venduta solo dietro prescrizione medica. A gennaio 2019,inoltre, la Cassazione ha stabilito che la vendita di tali prodotti è legale, annullando il sequestro di un negozio a Prato. Con la sentenza, la Corte ha precisato che gli esercizi commerciali siano tenuti a dimostrare che i propri prodotti provengano da coltivazioni legali e abbiano un contenuto di Thc inferiore alla soglia indicata. Una nuova pronuncia è attesa proprio per fine maggio.

Le parole di Salvini hanno aperto un nuovo scontro con il Movimento 5 Stelle, che lo scorso gennaio ha depositato in Senato un ddl sulla legalizzazione della cannabis (riprendendo il lavoro svolto nella scorsa legislatura dall’intergruppo parlamentare). Secondo la ministra della Salute Giulia Grillo «Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga. Se per caso come ministro dell’Interno è in possesso di informazioni che io non ho – ha aggiunto -, chiaramente bisogna fare altro ordine di considerazioni». «Non posso chiudere i cannabis shop – ha concluso Grillo -. Come ministro della Salute posso dire che si andrà nel senso di una restrizione di vendita alle categorie vulnerabili, come i minori e le donne in gravidanza, per il principio di precauzione».

Redazione La Clessidra

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