Legge sul conflitto di interessi: ritirata la norma “anti ricchi”?

Secondo Il Fatto Quotidiano, Di Maio avrebbe chiesto di stralciare la norma che avrebbe impedito a persone con un patrimonio superiore a 10 milioni di euro di ricoprire incarichi di governo.

legge sul conflitto di interessi

AGGIORNAMENTO DEL 16/05/2019

Il Movimento 5 Stelle avrebbe ritirato dalla legge sul conflitto di interessi la norma che impedisce ai soggetti con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro di ricoprire incarichi di governo a livello statale, regionale e locale. A riportarlo è Il Fatto Quotidiano, secondo il quale sarebbe stato Luigi Di Maio a chiedere l’eliminazione della parte in specie. A motivare la decisione il rischio incostituzionalità (con tutta probabilità la norma contrasterebbe con gli artt. 3 e 51 della Costituzione), oltreché la necessità di non inimicarsi una parte consistente dell’elettorato. Al momento non ci sono conferme ufficiali, né è possibile accedere al testo ufficiale sotto il vaglio dei parlamentari.

ARTICOLO ORIGINALE

Dovrebbe iniziare oggi la discussione parlamentare della legge sul conflitto di interessi annunciata dal Movimento 5 Stelle. Quattro i punti cardine della proposta:

1. No a incarichi governativi o nelle Autorità di garanzia per chi ha patrimoni sopra i 10 milioni di euro

La norma – destinata a far discutere – stabilisce che soggetti con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro non possano ricoprire incarichi di governo a livello statale, regionale e locale, né entrare a far parte delle Autorità di garanzia, vigilanza e regolazione.

Il divieto si estende anche a quei soggetti in possesso di partecipazioni «superiori al 2%» in imprese che svolgano attività «in regime di autorizzazione o concessione rilasciata dallo Stato, dalle Regioni o dagli Enti locali», nonché a chi opera all’interno di imprese titolari di «diritti esclusivi o in regime di monopolio» o che operino nei settori «della radiotelevisione e dell’editoria» o della «diffusione tramite internet».

2. Incandidabilità per i parlamentari nazionali ed europei

La proposta prosegue poi con l’individuazione di nuove posizioni inconciliabili con il ruolo di parlamentare nazionale o europeo. Anche i proprietari di impresa o i titolari di partecipazioni superiori al 5% del capitale sociale non potranno infatti candidarsi. La percentuale scende se il fatturato supera i 10 milioni o se è superiore al 3% del volume di affari complessivo nel mercato nazionale. Le restrizioni si estendono anche a soggetti legati a società che:

  • hanno rapporti contrattuali o negoziali con una pubblica amministrazione;
  • svolgono le proprie attività in regime di autorizzazione, accreditamento, concessione o licenza d’uso;
  • svolgono le proprie attività in forza di un contratto disciplinato dal codice dei contratti pubblici;
  • è titolare di diritti esclusivi o opera in regime di oligopolio o monopolio;
  • opera in settori strategici per l’interesse nazionale quali la comunicazione, l’informazione, l’energia, le infrastrutture, i trasporti, i servizi pubblici o la difesa;

Il divieto si estende anche per quelle società che abbiano sede all’estero o facciano parte di una multinazionale, nonché per quelle imprese che siano gestite da società fiduciarie o per interposta persona.

3. Limite dei due mandati per i parlamentari e nuove norme per i magistrati che entrino in politica

Il testo dispone il limite di due mandati – anche non continuativi – per i parlamentari. Quanto ai magistrati che decidano di entrare in politica, esso prevede una serie di restrizioni volte a contenere il fenomeno. «I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, esclusi quelli in servizio anticipato della Camera dei Deputati e di elezioni suppletive – si legge – non sono eleggibili se hanno svolto le loro funzioni in un periodo compreso nei sei mesi antecedenti alla data di accettazione della candidatura. Non sono in ogni caso eleggibili se, all’atto dell’accettazione della candidatura, non si trovino in aspettativa non retribuita». Chi non viene eletto non potrà «esercitare le sue funzioni per un periodo di 24 mesi, né percepire alcuna retribuzione ad esse relativa». Chi viene eletto, invece, non potrà esercitare le proprie funzioni o percepire alcuna retribuzione «per un periodo di cinque anni».

4. Attività di lobbying e porte girevoli

Infine, la legge sul conflitto di interessi interviene per regolare le attività di lobbying e per arginare il fenomeno delle porte girevoli, indicando un periodo di attesa dopo la fine del mandato prima che il consigliere regionale, il parlamentare o il membro del governo possa svolgere attività di rappresentanza di interessi.

Leggi tutte le promesse di Luigi Di Maio

Daniele

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