Il Pd deposita una proposta di legge contro il conflitto di interessi digitale

La proposta del Pd sul conflitto di interessi digitale punisce quelle società private che usino piattaforme online per influenzare le scelte politiche e che non facciano uso di sistemi open source.

conflitto di interessi digitale

Foto: Policy Maker Mag

Non solo il Movimento 5 Stelle. Anche il Partito Democratico ha depositato ieri una proposta di legge contro il conflitto di interessi digitale, che ha come primo firmatario il Deputato Dem Francesco Boccia. A differenza di quella pentastellata, la proposta del Pd guarda nello specifico al web. In particolare, essa riguarda chi ha un incarico politico che dipende da società private che usino piattaforme online per influenzare le scelte politiche, attraverso l’analisi e la canalizzazione delle opinioni degli elettori. A essere chiamati in causa sono anche i politici che, negli ultimi tre anni, abbiano ricoperto il ruolo di editore nella comunicazione elettronica o di gestore di piattaforme online.

Più nello specifico, la proposta si compone di 9 articoli. Dopo aver ricordato che chi ricopre un incarico politico deve operare «nell’esclusiva cura degli interessi pubblici e in assenza di conflitti di interesse», l’articolo 3 stabilisce che la norma si applichi a chi svolga le funzioni di presidente del Consiglio, vicepremier, ministro, sottosegretario, commissario straordinario di governo, governatore, presidente di Regione e Province autonome, assessore, parlamentare e consigliere regionale. Il conflitto di interessi non si applicherebbe per quelle piattaforme web riconducibili a partiti e/o movimenti politici basate su sistemi open source. A vigilare sul rispetto della norma dovrebbe essere il Garante della concorrenza e del mercato che, in caso di conflitto di interessi, promuoverebbe la rimozione e la decadenza dell’incarico.

Salta subito all’occhio la particolare condizione della Casaleggio Associati, società che sta dietro il Movimento 5 Stelle e che gestisce siti web e piattaforme (come la stessa Rousseau) ad esso collegate. «Non si può selezionare un terzo del Parlamento e più di mezzo governo usando dati e poi dire che non si ha conflitto di interessi: questa è la condizione della Casaleggio Associati, che è una società privata», ha commentato Graziano Delrio. «Se invece si trasformasse in un partito, perché di fatto Casaleggio è il capo di questo partito, dovrebbe rendere la piattaforma Rousseau aperta con un algoritmo controllabile. Sul conflitto di interessi – ha concluso – sfidiamo i 5 Stelle a essere veramente liberi e non per punire qualcuno».

 

Redazione La Clessidra

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