Bonus Renzi, Tria propone l’eliminazione: «Misura tecnicamente sbagliata»

La proposta, sostenuta dal viceministro Garavaglia (Lega), contraddice la promessa fatta lo scorso agosto dal premier Conte e dai vicepremier Di Maio e Salvini, che avevano assicurato: «Il governo non pensa di togliere il bonus Renzi».

bonus Renzi

Il bonus Renzi è «tecnicamente sbagliato» e dovrà essere riassorbito «nell’ambito della riforma fiscale». A dirlo è il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, confermando l’intenzione dell’esecutivo di cancellare gli 80 euro introdotti dal governo Renzi a favore dei lavoratori con un reddito tra gli 8.174 e i 24.600 mila euro lordi annui. A rendere necessario un intervento, ha spiegato Tria, il fatto che il bonus risulti come una spesa e non come un prelievo. Oltreché, ha lasciato intendere, la necessità di trovare risorse per finanziare le politiche del governo e scongiurare l’imminente aumento dell’Iva.

Da qui la scelta di eliminare il contributo per trasformarlo in una detrazione fiscale. Le alternative sono due: utilizzare quelle risorse – circa 10 miliardi di euro – per finanziare la flat tax al 15% per i redditi familiari sotto i 50 mila euro lordi annui; oppure utilizzarle per la rimodulazione delle aliquote Irpef, in particolare portando dal 23% al 20% quella per i redditi inferiori ai 15 mila euro annui. Per il ministro «tecnicamente non si tratterebbe di un taglio, perché i soldi verrebbero redistribuiti in gran parte alle stesse persone che oggi incassano gli 80 euro».

Una prospettiva, quella delineata da Tria, sostenuta anche dal viceministro all’Economia Massimo Garavaglia (Lega). «Gli 80 euro sono sbagliati da due punti di vista», ha dichiarato in un’intervista alla Stampa. «Figurano come dieci miliardi di spesa e non come dieci miliardi di minore pressione fiscale. Sortiscono quindi l’effetto di dare segnali negativi alle agenzie di rating. Li fecero così – ha spiegato – perché era l’unico modo di far leggere sulle buste paga degli italiani “bonus Renzi”. Ecco: a noi questo non interessa». Trasformando il contributo in detrazioni fiscali, secondo Garavaglia «non cambia niente per il destinatario, ma lo Stato presenta conti migliori. Chi dice che togliamo quei soldi dalle buste paga o, peggio, dalle tasche degli italiani, è davvero in malafede».

Leggi anche: Bonus 80 euro: Conte, Di Maio e Salvini assicurano che non sarà toccato

La prospettiva delineata da Tria ha creato non pochi problemi nell’esecutivo. Il Movimento 5 Stelle si è a lungo detto contrario al bonus Renzi, considerandolo una mera mancia elettorale. La Lega, dal canto suo, ha più volte ribadito di non essere intenzionata a modificare il provvedimento: «Io vado al governo per mettere i soldi nelle tasche degli italiani e non toglierli», aveva dichiarato Salvini ai microfoni di Radio Capital a marzo 2018.

Sulla questione era stato costretto a intervenire il premier Conte. «Il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva», aveva assicurato ad agosto, quando il Mef ipotizzava di attingere a quelle risorse per finanziare parte della manovra. Lo stesso Di Maio, in quell’occasione, fece un clamoroso passo indietro, assicurando che «Questo governo è compatto nella volontà di non mettere le mani nelle tasche degli italiani». E Matteo Salvini aveva aggiunto: «Il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’Iva. Lavoriamo per attuare il programma. Spiace dover rincorrere alcune indiscrezioni dei giornali, palesemente false e che servono solo per riempire le pagine dei quotidiani in agosto». È facile dire, col senno di poi, che non si trattava di mere indiscrezioni.

Daniele

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