Economia: dall’UE un nuovo richiamo sul debito pubblico italiano

Debito pubblico in crescita al 135%, deficit in aumento al 3,5% e crescita attesa allo 0,7% nel 2020: questo il preoccupante quadro oggetto della lettera di richiamo inviata ieri dalla Commissione Europea al ministero dell’Economia. Torna il rischio della procedura di infrazione.

debito pubblico

Foto: Il Sole 24 Ore

AGGIORNAMENTO DEL 30/05/2019

Come anticipato, ieri la Commissione Europea ha inviato al Mef una lettera di richiamo nella quale chiede di capire le ragioni dell’aumento del debito pubblico, specie tra il 2017 e il 2018. Al suo interno, Valdis Dombrovskis (vice-presidente) e Pierre Moscovici (commissario agli Affari monetari) sottolineano che l’Italia «non ha effettuato progressi sufficienti nel corso del 2018 per rispettare il criterio del debito».

Il ministero dell’Economia è tenuto a rispondere entro domani, venerdì 31 maggio. In caso di risposta giudicata non soddisfacente, la Commissione valuterà se aprire una procedura di infrazione per debito eccessivo nei nostri confronti. Già a fine 2018 l’Italia aveva rischiato di essere sanzionata per lo stesso motivo, ma in quell’occasione il presidente Juncker aveva preferito accettare le garanzie fornite dal governo. A pochi mesi di distanza lo scenario si replica pressoché immutato.

La Commissione dovrà ora valutare se prendere provvedimenti, rischiando di inasprire ulteriormente i rapporti con il nostro Paese e di dare nuovi argomenti a sostegno delle forze sovraniste, o se concedere ulteriore fiducia al governo e auspicare l’avvio del percorso di riduzione del debito previsto dai parametri europei.

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Le elezioni europee si sono appena concluse, ma il cambiamento evocato a gran voce dal leader della Lega Matteo Salvini sembra solo una remota ipotesi. E così, mentre a Bruxelles si cerca la quadra per definire la composizione del nuovo Parlamento, la Commissione Europea riprende implacabile i propri lavori. Tra i dossier sul tavolo c’è anche quello sull’economia italiana, con la prospettiva dell’aumento dell’Iva nel prossimo futuro e un ministro dell’Interno che torna a parlare di un possibile sforamento del tetto del 3% del rapporto deficit/Pil.

Non a caso, quindi, la Commissione dovrebbe inviare a breve una nuova lettera di richiamo al governo italiano. Al suo interno chiederà chiarimenti sul nuovo aumento del debito pubblico, passato dal 131,4 al 132,2% del Pil. In caso di risposta insoddisfacente, l’organo esecutivo della UE potrebbe valutare – per la seconda volta nell’arco di pochi mesi – l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.

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Del resto, secondo la Commissione «La situazione dei conti pubblici italiani non è borderline, è ben oltre il borderline». Il pesante debito pubblico non accenna a ridursi – anzi. Secondo le previsioni, rischia di crescere ulteriormente e arrivare al 133,7% nel 2019 e al 135,2% nel 2020. Con questa tendenza, il deficit passerebbe al 3,5% il prossimo anno. Anche la situazione economica non è rosea. La crescita è attesa allo 0,1% per il 2019, e dovrebbe arrivare allo 0,7% nel 2020. Un ritmo lento se paragonato a quello degli altri Paesi europei, che conferma l’Italia fanalino di coda dell’Unione.

Per l’UE prendere una decisione non sarà semplice. Da un lato, il rispetto delle norme europee e la necessità di dare un segnale di stabilità imporrebbe di dover intervenire per salvaguardare i conti pubblici italiani. Dall’altro, la necessità di preservare i già difficili rapporti con il governo gialloverde e di non concedere ulteriore terreno ai sovranismi spingerebbe nella direzione opposta. Molto dipenderà dall’orientamento della futura Commissione Europea post-Juncker. Per vedere l’evoluzione della faccenda, bisognerà con tutta probabilità attendere il prossimo autunno.

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

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