Tav: l’UE è disposta a finanziare il 55% del progetto. M5S in difficoltà

La svolta nella questione Tav rischia di mettere in crisi gli esiti dell’analisi costi-benefici. Per il M5S diventa sempre più difficile negare l’avvio dei lavori.

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Foto: La Stampa

AGGIORNAMENTO DEL 05/06/2019

L’Unione Europea è disposta ad aumentare fino al 55% la propria quota dei costi di realizzazione della Tav. La conferma è arrivata nella serata di ieri da Iveta Radicova, coordinatrice del Corridoio mediterraneo europeo. La svolta era auspicata dalla Lega, che mirava in questo modo a mettere con le spalle al muro gli alleati di governo. La novità rischia infatti di mettere in crisi i risultati dell’analisi costi-benefici e renderebbe estremamente difficile per i pentastellati difendere la propria contrarietà all’alta velocità.

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L’esito delle elezioni europee e delle amministrative in Piemonte, con il dilagare della Lega e il tonfo dei 5 Stelle, potrebbe dare una brusca svolta alle vicende relative alla Tav Torino-Lione. Non a caso tra le priorità della fase 2 del governo Matteo Salvini ha indicato «l’autonomia, che ha un testo base pronto e che è un tema che unisce» e le «grandi opere» come la Tav. Quanto all’alta velocità, è probabile che la Lega farà pressioni affinché l’entità del finanziamento comunitario cresca, in modo da rendere economicamente più conveniente all’Italia la realizzazione dell’opera e mettere all’angolo i 5 Stelle. «La gente non ci ha certamente votato per far casino, ma per costruire. Costruire sia in Italia, sia in Europa, ed è quello che facciamo già da oggi», ha aggiunto il leader della Lega.

Del resto il neo-presidente del Piemonte Alberto Cirio è stato categorico. «(La Tav) si farà senza se e senza ma. L’opera era nel programma delle politiche di centrodestra dello scorso anno e ancora di più c’è nel mio programma per governare la Regione». Posizione, questa, condivisa anche dal governatore uscente del Pd Sergio Chiamparino. «Da cittadino – ha scherzato – spero che si facciano partire i cantieri in modo da riuscire ad andare anch’io a Lione. Quello che davvero mi preoccupa da piemontese – ha concluso – è che la Tav si faccia».

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La questione è delicata, tanto da rappresentare il primo vero banco di prova per la tenuta del governo. Il Movimento 5 Stelle dovrà scegliere se tener fede alla propria posizione, anche a costo di arrivare allo scontro frontale con la Lega, o se arretrare ulteriormente, mostrando segni di debolezza e soprattutto scontentando una parte non indifferente del proprio zoccolo duro di sostenitori.

Ricordiamo che lo scorso 9 marzo il governo ha ottenuto il rinvio, fino a un massimo di sei mesi, della decisione finale sulla Tav. In quella data avrebbero dovuto essere pubblicati i bandi di gara per l’affidamento dei lavori di realizzazione dell’Alta Velocità Torino-Lione, pena la perdita dei 300 milioni di euro finanziati dall’UE. Facendo ricorso a un cavillo burocratico, il premier Conte ha ottenuto che non venissero pubblicati formalmente i bandi di gara, ma i cosiddetti “avvisi di interesse” (avis de marché in francese), vale a dire semplici manifestazioni di interesse non vincolanti. Questo escamotage ha permesso di rispettare i vincoli comunitari.

Allo stesso tempo, Conte ha avviato una trattativa con la Comunità Europea per ridisegnare l’intero progetto. Entro questa fase, il governo italiano potrà decidere di bloccare l’opera senza dover pagare alcuna penale di rescissione. Per farlo, però, occorre una legge (o un decreto legge) varata dal Parlamento italiano. Un’impresa non semplice, dato che in entrambi i casi il Movimento 5 Stelle dovrà chiedere i voti della Lega (o delle opposizioni). E l’esito, con i rapporti di forza totalmente invertiti rispetto agli equilibri disegnati lo scorso 4 marzo, sarebbe tutt’altro che scontato.

Redazione La Clessidra

Redazione La Clessidra

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