La Camera approva all’unanimità i minibot: prove tecniche di uscita dall’euro?

I minibot sono titoli di Stato di piccolo taglio e verrebbero usati dalla PA per pagare i debiti verso le imprese. Nella visione di Claudio Borghi (Lega), sono «Un espediente per uscire dall’euro in modo ordinato». Il Mef rassicura: «La mozione non sarà adottata».

minibot

Martedì 28 maggio, in un clima politico di forte incertezza dovuto al risultato delle elezioni europee, la Camera ha approvato all’unanimità la mozione che impegna il governo ad accelerare il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni anche attraverso «titoli di Stato di piccolo taglio», noti come minibot. Il fatto è inizialmente passato inosservato, per poi esplodere nel fine settimana perché a votare a favore sono stati anche Partito Democratico e +Europa – forze politiche che, per vocazione, dovrebbero opporsi a tale strumento.

I minibot sono uno strumento caro alla Lega, la cui possibile adozione è prevista anche nel contratto di governo all’art. 11. Semplificando, possono essere considerati titoli di Stato di piccolo taglio (dai 5 ai 100 euro), non soggetti alle fluttuazioni dei tassi di interesse, utilizzabili dalle pubbliche amministrazioni per pagare i propri debiti alle imprese. A loro volta, queste possono usarle per pagare i propri fornitori. Nella mozione si parla di un ammontare complessivo pari a 57 miliardi.

Di fatto, i minibot potrebbero diventare a tutti gli effetti una moneta parallela rispetto all’euro. Secondo Carlo Stagnaro, direttore dell’Osservatorio sull’economia digitale dell’Istituto Bruno Leoni intervistato da Wired, «I minibot sono per costituzione equivalenti all’immissione di una moneta». Cosa che, peraltro, è vietata dall’art. 106 del Trattato di Lisbona. Non a caso lo stesso ministero dell’Economia, in una nota, ha smentito la possibilità che la mozione possa essere adottata.

Nonostante le rassicurazioni del Mef, il rischio è che la loro adozione possa mettere in moto un processo che porterebbe all’uscita dell’Italia dalla moneta unica. Un’idea cara all’economista leghista Claudio Borghi, per il quale «I minibot sono un espediente per uscire dall’euro in modo ordinato e tutelato. Se uno si deve preparare all’uscita, deve prepararsi dentro le regole».

Nel frattempo, il Partito Democratico ha tentato di correggere il tiro, annunciando «un ordine del giorno urgente al decreto Crescita per escludere decisamente l’impiego di strumenti come i cosiddetti minibot».«Si trattava ovviamente soltanto di una mozione, quindi di uno strumento che non solo non vincola, come chiarito oggi dal Mef, ma che ha subito aggiunte spurie e modifiche dell’ultimo momento prima del voto finale», si legge in una nota. «Ragione per cui crediamo sia un contributo di chiarezza evitare speculazioni e malintesi dichiarando subito e nettamente la nostra contrarietà a strumenti come i minibot che non risolvono il gravoso problema dei debiti della PA, reso ancora più stringente dall’inerzia del governo e della maggioranza». Sulla questione si è espresso anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. «(I minibot) sono sempre debito, non è certo una soluzione al problema del nostro debito pubblico», ha commentato al Festival dell’Economia di Trento.

Daniele

Daniele

LEAVE A COMMENT