Il governo potrebbe rinunciare alla revoca della concessione di società Autostrade

Danilo Toninelli ha confermato che «Ancora non è stato deciso nulla» sulla revoca della concessione ad Autostrade annunciata a gran voce dopo il crollo del ponte Morandi. La questione resta al vaglio dei tecnici del ministero.

revoca della concessione

Foto: Alessandro Di Marco, Ansa

Il governo potrebbe essere costretto a fare marcia indietro sulla revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia, paventata dopo la tragedia del ponte Morandi dello scorso agosto. A renderlo noto è stato il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che, a quasi dieci mesi dal crollo, è stato costretto ad ammettere che «Non abbiamo ancora deciso sulla concessione». «Stiamo aspettando i pareri tecnici», ha proseguito il ministro. «Abbiamo inserito una norma che prevede un vaglio di legittimità preventivo dell’avvocatura dello Stato sulle decisioni che vengono poi prese dai funzionari pubblici in merito alla revoca delle concessioni». E questo perché società Autostrade potrebbe «rivalersi direttamente nei confronti del funzionario pubblico per danno erariale nel momento in cui questo decidesse di ritirare la concessione».

Del resto già lo scorso dicembre erano emersi i primi pareri negativi sulla possibilità di ritirare la concessione ad Autostrade. Secondo quanto riportato in quel momento da La Stampa, «il dicastero dei Trasporti ha raccolto pareri sia dentro (il capo di gabinetto Gino Scaccia e il capo dell’ufficio legislativo Alfredo Storto sono due fini giuristi) sia fuori, sondando avvocati di fiducia. Danilo Toninelli e i suoi – concludono i due giornalisti – hanno realizzato che estromettere Aspi dalla gestione della rete è allo stato impossibile, in tutte le forme fin qui profilate dai grillini». Non a caso la revoca non è stata inserita nel decreto Genova.

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La revoca della concessione era stata annunciata a gran voce dal governo a poche ore dal crollo del ponte Morandi, che ha causato la morte di 43 persone. Lo stesso Toninelli, insieme a Luigi Di Maio, avevano dichiarato che «l’unica soluzione è la nazionalizzazione. Non possiamo infatti lasciarle ad Autostrade: non siamo affetti dalla sindrome di Stoccolma». Secondo il leader pentastellato, «È compito dello Stato gestire queste infrastrutture e garantire ai cittadini un servizio all’altezza delle attese (e delle spese). Usciremo dalla logica del profitto, faremo pagare meno i pedaggi, faremo molta più manutenzione e introdurremo innovazioni tecnologiche per migliorare la sicurezza e la mobilità».

Lo stesso premier Conte, a sei giorni dall’accaduto, assicurava che «avvieremo la procedura per la revoca della concessione a società Autostrade». Del resto, aveva aggiunto destando non poche critiche, «Al di là delle verifiche penali, di quello che farà la magistratura con la sua inchiesta, noi non possiamo aspettare i tempi della giustizia». Rilette oggi, quelle dichiarazioni stonano con la piega che l’intera faccenda sembra aver assunto.

Tutte le promesse di Danilo Toninelli

Daniele

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